L’ergastolano confessa: “L’ho ucciso io. Si trova in un pozzo”

Le ossa ritrovate nelle campagne di Matino, su indicazione di Angelo Salvatore Vacca, potrebbero appartenere a Claudio Giorgino, un giovane di Taviano scomparso 25 anni fa

RACALE - Saranno gli accertamenti medico legali disposti dalla Procura a stabilire se è vero che le ossa ritrovate in un pozzo nelle campagne di Matino alcuni giorni fa siano quelle di Claudio Giorgino, un ragazzo di Taviano di cui si persero le tracce 25 anni fa.

Ma sembrano esserci ben pochi dubbi, perché la scoperta è avvenuta proprio in seguito alla confessione di Angelo Salvatore Vacca, il 52enne di Racale ritenuto braccio destro di Vito Carlo Troisi, all'epoca in cui era capo clan della Scu di Racale e Taviano. Proprio Vacca che, sta scontando la pena dell'ergastolo per l’omicidio di Luciano Stefanelli, avvenuto nel 1995, davanti agli inquirenti ha confessato il delitto di Giorgino, indicando il luogo in cui fu nascosto il suo corpo senza vita.

Le sue dichiarazioni hanno determinato la riapertura di un fascicolo d’inchiesta, oramai “sepolto”, da parte del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Guglielmo Cataldi che ha assegnato l’incarico al medico legale Alberto Tortorella e il professore Francesco Introna, direttore dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, di svolgere tutti gli accertamenti utili a risalire all’identità della vittima.

Al magistrato Vacca, ascoltato nel carcere di Milano, dove è detenuto, avrebbe riferito di aver agito da solo, quindi senza complici. “Era l’ultimo peso che gli era rimasto sulla coscienza e ha voluto liberarsene. Ma il suo pentimento non equivale al fatto che sia diventato un pentito, nel senso giuridico del termine”, ha dichiarato l’avvocato difensore Francesco Fasano.

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