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Ottiene l'alloggio popolare dopo nove anni, risarcita con 50mila euro

La lunga e controversa vicenda di una donna, oggi 86enne, il cui alloggio è stato occupato abusivamente. Ha dovuto sostenere una lunga battaglia legale per ottenere giustizia

LECCE – Ha dovuto attendere nove anni per ottenere un alloggio di edilizia residenziale pubblica che le era stato regolarmente assegnato. Un’attesa lunghissima per cui Iacp (’attuale Arca Sud) è stato condannato a risarcire la donna con 50mila euro.

La vicenda ha inizio nel 2005, quando la donna, al momento di prendere possesso dell’alloggio, scopre che è stato occupato abusivamente. Partono le azioni giudiziarie, sia in sede penale che in sede civile. Iacp non si costituisce parte civile nel processo penale, che si conclude con la condanna definitiva degli occupanti abusivi, ma soprattutto non attiva le azioni per lo sgombero dell’alloggio occupato illecitamente, che la legge riserva al gestore del patrimonio edilizio pubblico. Nel giudizio civile, intentato per ottenere l’esecuzione del contratto di locazione sottoscritto con l’Ente, oppone ogni possibile eccezione, tentando di scaricare le responsabilità sul Comune di Lecce.

Nel 2012 il Tribunale dichiara sufficiente un termine di sei mesi per ottenere da parte dell’Iacp lo sgombero, e pertanto condanna l’Ente a dare esecuzione al contratto di locazione sottoscritto, consegnando l’alloggio libero da altre persone, e lo condanna a risarcire il danno, consistente nella differenza tra il canone sociale che la donna avrebbe pagato per l’alloggio pubblico ed il canone di libero mercato che nel frattempo ha dovuto pagare. La sentenza viene confermata dalla Corte d’appello di Lecce nel giugno del 2013 e solo nel febbraio del 2014, ben nove anni dopo la sottoscrizione del contratto di locazione, l’Ente mette a disposizione dell’assegnataria l’alloggio, peraltro in condizioni di manutenzione precarie e con abusi edilizi. Sono trascorsi nove anni, e l’assegnataria ha raggiunto la veneranda età di 86 anni e una conseguente condizione fisica precaria, che la inducono a rinunciare all’assegnazione, dovendo far ricorso all’assistenza continuativa dei figli.

Iacp ricorre per Cassazione contro la dichiarazione di inadempienza, non vuole risarcire il danno all’assegnataria e rivendica la legittimità della propria azione. I giudici della Suprema Corte confermano le sentenze dei giudici salentini, stabilendo il principio che il risarcimento del danno, consistente nella differenza tra il canone di mercato pagato e quello sociale che sarebbe stato pagato, debba protrarsi fino alla definitiva formale messa a disposizione dell’alloggio, e cioè per otto anni e mezzo. In sede di rinvio la Corte d’appello ha messo la parola fine a tutta la vicenda, condannando Arca Sud Salento al pagamento in favore della mancata assegnataria 50mila euro, più tutte le spese legali per i quattro gradi di giudizio (primo grado, appello, cassazione e rinvio).

“Giustizia è stata fatta – il commento dell’avvocato Piergiorgio Provenzano, legale della donna – questo è il commento che mi viene spontaneo, pur con tutta l’amarezza dettata dal fatto che la vita della mia assistita è stata stravolta, negli anni più delicati come quelli della vecchiaia, dall’indolenza di un Ente che dovrebbe erogare servizi ai più deboli ma di fatto ha ignorato la domanda di giustizia, ed anzi vi si è opposto. La pur ingente somma, che grava sulla collettività, non risarcirà mai pienamente la signora per tutti i sacrifici e le privazioni che ha dovuto subire negli anni in cui con la sua modesta pensione ha dovuto far fronte a un canone oneroso, nella consapevolezza che altri, con violenza, godevano di ciò che invece doveva essere suo. Mi auguro che questa vicenda sia di monito per l’Ente, che in futuro si attivi tempestivamente per ripristinare la legalità”.

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