Cronaca

Padre Pio non li protegge: otto anni a testa, nella casa armi e droga in quantità

Davide Corlianò, 33 anni e il 24enne Stefano Rizzato, leccesi, avevano nascosto pistole e chili di sostanze stupefacenti d'ogni genere in un'abitazione, proprio sotto al quadro del Santo che il primo invocò quando fecero irruzione nel maggio scorso gli investigatori della squadra mobile

LECCE - “Questa volta Padre Pio non mi ha protetto” disse Davide Corlianò, 33 anni, di Lecce, il 5 maggio scorso, quando aprì la porta di casa, in via Bonifacio, dove erano custoditi droga, pistole e un centinaio di proiettili, e si trovò di fronte gli agenti della squadra mobile.

Il Santo di Pietrelcina non l'ha protetto neppure oggi dalla condanna a otto di reclusione, più la multa di 26mila euro, che gli è stata inflitta dal giudice Alcide Maritati nel processo discusso con rito abbreviato. Alla stessa pena è stato condannato anche il 24enne leccese Stefano Rizzato, imputato per la stessa vicenda, e che questa mattina, per la prima volta, ha ammesso (lasciando delle dichiarazioni scritte) di aver spacciato anche lui ogni tanto. Corlianò invece si è sempre assunto ogni responsabilità in merito alle accuse che gli costarono il carcere.

Il blitz scattò nell'ambito delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Valeria Elsa Mignone, sostituita ieri in udienza dalla collega Maria Vallefuoco che aveva chiesto 8 anni e 4 mesi per entrami gli imputati (difesi dagli avvocati Giuseppe De Luca e Pantaleo Cannoletta).

In quell’appartamento non ammobiliato preso in affitto da Corlianò nel quartiere Rudiae, gli uomini diretti dai vicequestori aggiunti Sabrina Manzone ed Elena Raggio, trovarono solo un grande quadro di Padre Pio che vegliava su una valigia aperta con dentro armi e droga. Al termine delle perquisizioni, sotto sequestro finirono: 297 grammi di cocaina, buona parte della quale già divisa in dosi; 45 panetti di hashish dal peso complessivo di 4 chili e mezzo; 760 grammi di marijuana; una Beretta 7,65 priva di matricola e una Browning calibro 9. E ancora tre bilancini elettronici, diverso materiale per il confezionamento dello stupefacente e contanti per 5mila euro.

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