Pagamenti con carta rubata, “la banca deve restituire il maltolto”

Lo ha stabilito la sentenza d’appello nella causa avviata da un’impiegata della Provincia di Lecce, vittima di un furto. L’istituto di credito si rifiutò di rimborsare la cliente, attribuendole responsabilità, ma ora dovrà pagarle anche le spese legali

LECCE - Si rifiuta di restituire la somma di neppure 200 euro sparita dal conto corrente a una cliente, sostenendo due gradi di giudizio, l’ultimo dei quali ha sancito la sua “sconfitta”: oltre alla restituzione dell’importo, la banca è stata condannata anche al pagamento di tutte le spese legali sostenute dalla donna.

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Lecce Mirko De Pasquale e ha chiuso una battaglia intrapresa quattro anni fa da una dipendente della Provincia, una 57enne di Cutrofiano, per sete di giustizia, più che dal desiderio di ritornare in possesso del maltolto.

Tutto ha avuto inizio il 28 novembre del 2016: per esigenze lavorative, l’impiegata si allontanò per qualche minuto dall’ufficio, uno spazio non condiviso con altri colleghi né aperto al pubblico, e qualcuno approfittando della sua assenza, si introdusse nella stanza, sottraendole dal portafoglio, lasciato nella borsa sulla sedia della scrivania, 30 euro, la carta di credito e due tessere.

La malcapitata si accorse del furto poco dopo, grazie a un sms alert con il quale la banca la avvisava del pagamento di 191 euro effettuato in una tabaccheria del capoluogo, e in seguito al quale la carta fu immediatamente bloccata e fu sporta denuncia in Questura. Ma la sua richiesta di rimborso fu respinta dall’istituto di credito che le attribuiva la responsabilità dell’accaduto “per mancata custodia”, in particolare per aver conservato la card con il pin.

Il diniego costrinse così la signora a promuovere il procedimento di mediazione, per il quale si sobbarcò di un’ulteriore spesa di 50 euro, e al quale la banca non volle aderire.Si è arrivati così dal giudice di pace, davanti al quale la donna, attraverso il proprio legale, l’avvocato Alessandro Mariano, ha dimostrato di non avere alcuna colpa, perché la carta di cui era titolare, dove erano state impresse la sua foto e la sua firma proprio a garanzia di una maggiore sicurezza, essendo di credito non era dotata, né necessitava di un codice segreto per effettuare i pagamenti. Fatto sta che, l’istanza fu rigettata e nelle motivazioni il giudice ipotizzò eventuali responsabilità da parte del commerciante che non verificò l’identità della titolare. Ma la sentenza d’appello ha ribaltato completamente il verdetto, imponendo alla banca di far fronte ai suoi obblighi contrattuali.

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