Miccoli, condanna confermata in appello: stangata da tre anni e mezzo

Avrebbe chiesto a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa, Antonino detto “Scintilluni”, di recuperare un credito vantato

Foto da PalermoToday.it.

PALERMO - Confermata in appello la condanna per estorsione aggravata all’ex capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli. Questa la decisione presa dal collegio presieduto da Massimo Corleo nei confronti del calciatore originario di San Donato di Lecce, al quale, come al termine del processo di primo grado, è stata inflitta una pena di 3 anni e 6 mesi. Confermata la tesi dell’accusa - rappresentata dal sostituto procuratore generale Rita Fulantelli - secondo cui lo sportivo avrebbe chiesto a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa (Antonino detto “Scintilluni”), di recuperare un credito che avrebbe vantato nei confronti dell’imprenditore Andrea Graffagnini relativi alla cessione della discoteca Paparazzi di Isola delle Femmine.

Per la Procura Lauricella si era dato da fare, utilizzando metodi particolarmente violenti, per far riottenere 12 mila euro all’ex fisioterapista del Palermo Giorgio Gasparini, con il quale Miccoli condivideva la gestione della discoteca. A seguito della indagini della Dia il procuratore Maurizio Bonaccorso aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il giudice Fernando Sestito aveva disposto l’imputazione coatta e quindi il rinvio a giudizio. Hanno sempre respinto ogni genere di accusa i legali del “Romario del Salento”, che ha sostenuto più volte in aula di non conoscere le origini dell’amico Lauricella, arrestato ad aprile 2015.

Lauricella per la stessa vicenda era stato condannato in primo grado a un anno per violenza privata, ma in appello è stato contestato il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso che è costato al figlio del boss della Kalsa una pena di 7 anni.

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