Cronaca

La lite, poi le coltellate: barista a processo per tentato omicidio di un ex parà

Si aprirà il prossimo 28 ottobre, dinanzi ai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce, il processo nei confronti di Luigi De Pascalis, il 52enne di Palmariggi, titolare del bar “Arco”, arrestato a fine aprile scorso per il tentato omicidio di Angelo De Pascalis, 35enne

Il luogo del ferimento.

LECCE – Si aprirà il prossimo 28 ottobre, dinanzi ai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce, il processo nei confronti di Luigi De Pascalis, il 52enne di Palmariggi, titolare del bar “Arco” (nei pressi della piazza del paese), arrestato a fine aprile scorso per il tentato omicidio di Angelo De Pascalis, 35enne (ex paracadutista dell'Esercito, dove è rimasto in servizio per diversi anni). Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Roberta Licci, ha chiesto e ottenuto che fosse disposto il giudizio immediato nei confronti del 52enne.

Tra i due il 26 aprile sarebbe scoppiato un litigio, al culmine del quale Luigi De Pascalis avrebbe sferrato alcuni fendenti con una lama di 12 centimetri, colpendo il 35enne a una gamba, al costato, all'addome e all’altezza del torace. Al gip l’aggressore, assistito dall’avvocato Luigi Corvaglia, spiegò però di non ricordare nulla di quel tragico pomeriggio di sangue.

Il diverbio degenerato in cieca violenza, sarebbe scoppiato per futili motivi. Il barista avrebbe imputato, in più occasioni, provocazioni e dispetti all’accoltellato (nonostante l’omonimia, i due non sono legati da vincoli di parentela) e che abbia reagito istintivamente, senza badare alle conseguenze. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Bagnolo del Salento e dai colleghi della compagnia di Maglie.

Un altro aspetto, non di poco conto, al vaglio degli investigatori, riguarda la lama utilizzata per il ferimento: nel processo bisognerà stabilire se Luigi De Pascalis avesse già un coltello a portata di mano al momento dell'incontro con l'ex paracadutista o se, piuttosto, sia rientrato appositamente in casa a recuperare l'arma bianca, alla vista del 35enne. Un ulteriore dettaglio sul quale si cercherà di fare chiarezza, del resto, riguarda proprio il motivo per cui la vittima del gesto si trovasse nei pressi dell'abitazione del suo aggressore. 

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