Panetto di hashish vicino alle scuole: arresti convalidati, ma uno è libero

Ai domiciliari rimarrà solo uno dei due indagati, il 20enne Carlo Impellizzeri. L'amico che era nella Smart con lui Francesco Tria, di 34 anni, è invece ritornato un uomo libero. Ha raccontato di essere all'oscuro della sostanza stupefacente trovata dai poliziotti durante la perquisizione dell'auto

LECCE - Erano stati arrestati due giorni fa con l'accusa di spacciare droga agli studenti di due scuole superiori, l’istituto “Olivetti” di via Marugi e il tecnico industriale “Enrico Fermi”, a Lecce. Ma ai domiciliari rimarrà solo uno dei due indagati, il 20enne Carlo Impellizzeri. L'amico che era nella Smart con lui Francesco Tria, di 34 anni, è invece ritornato un uomo libero.

L’ha deciso nelle scorse ore il gip Simona Panzera, al termine dell'interrogatorio che si è tenuto nella mattinata alla presenza degli avvocati difensori Benedetto Scippa e Giuliana Vetrugno.

Il giudice ha convalidato entrambi gli arresti, revocando la misura solo nei riguardi di Tria che ha raccontato di essere all'oscuro della sostanza stupefacente trovata dai poliziotti durante la perquisizione dell'auto, una Smart, ferma da un paio d'ore nell’area di servizio di via Merine.

Impellizzeri ha invece ammesso che il panetto di hashish, dal peso di 72 grammi, era suo. Lo avrebbe acquistato il giorno prima da un extracomunitario sul viale dell'Università, ma solo per farne uso personale.

Riguardo alle tracce di stupefacente sul coltello, anche questo trovato nell'abitacolo dagli agenti delle volanti insieme a un bilancino di precisione, Impellizzeri ha spiegato di averlo usato quella mattina solo per fumare un po' con Tria (che invece ha negato anche questa circostanza) e di trovarsi in quella zona per ritirare un pacco.

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Insomma, la cessione di droga, seppur gratuita secondo la versione del ventenne, c'è stata. Anche per questo è stata convalidata la misura ai domiciliari. Secondo il giudice Panzera, però, gli indizi raccolti dagli investigatori non sono sufficienti a sostenere che lo stupefacente avesse come destinazione finale gli studenti.

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