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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca Parabita

Castello di Parabita, non ci furono irregolarità nel procedimento di vincolo

Al vaglio dei giudici c'erano alcuni lavori in un immobile attiguo che, secondo l'accusa, avrebbero potuto pregiudicare il bene culturale. Due assoluzioni e un condanna lieve

PARABITA – Si è concluso con due assoluzioni e una condanna lieve il processo scaturito da un’inchiesta riguardante una serie di opere edilizie realizzate su un fabbricato di proprietà privata a ridosso del Castello dei Ferrari di Parabita. Secondo l’ipotesi accusatoria, i lavori avrebbero potuto pregiudicare la tutela del bene culturale, ma i giudici non hanno rilevato irregolarità nel procedimento di vincolo.

A processo erano finiti per quella vicenda il proprietario dell’immobile, Marco De Salvo, l’architetto Alessandro Tornesello, che aveva presentato la pratica di sanatoria per quei lavori per conto del primo, e il geometra Sebastiano Nicoletti, responsabile del Settore lavori pubblici del Comune di Parabita. La sentenza è stata emessa dalla Seconda sezione penale Il Tribunale Lecce (presidente Bianca Maria Todaro) che ha condannato De Salvo a un anno, con pena sospesa, in relazione all’indicazione della data di fine lavori contenuta nella dichiarazione presentata al Comune, giudicata falsa, e ha assolto, invece, Tornello per non aver commesso il fatto e con Nicoletti con la formula “perché il fatto non sussiste”.

La posizione di Nicoletti era particolare, giacché era stato accusato di mancata vigilanza. La Procura, in sostanza, aveva contestato il reato di omissione d’atti d’ufficio perché, nel marzo 2017, il funzionario comunale non sarebbe intervenuto nel bloccare i lavori su un fabbricato di vecchia costruzione collocato ai piedi del Castello e all’interno del relativo perimetro allorquando era in corso il procedimento d’imposizione del vincolo culturale. A occuparsene, la direzione regionale del Mibact che stava effettuando anche la valutazione d’interesse culturale del fabbricato.

Sempre stando alle accuse, il dirigente non avrebbe, poi, fornito tempestivi chiarimenti alla Soprintendenza in merito ai lavori e non sarebbero state fornite le necessarie informazioni in merito all’iter autorizzativo delle opere, oltre ad eventuali provvedimenti adattati dall’amministrazione comunale per la salvaguardia dell’integrità del Castello e delle sue pertinenze.

La difesa, dal canto suo, ha dimostrato in giudizio la perfetta coerenza dell’operato del dirigente che, all’indomani dell’avvio del procedimento di vincolo, aveva diramato una circolare alla polizia municipale per la vigilanza di ogni attività sulle aree di pertinenza del Castello, evidenziando anche che il reato omissivo previsto dall’articolo 328 del codice penale può trovare applicazione soltanto nei rapporti tra pubblica amministrazione e privato cittadino, mentre non può essere richiamato nel dialogo tra due soggetti pubblici.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro novanta giorni. La stessa decisione ha chiuso anche il capitolo sui lavori abusivi eseguiti sul fabbricato con una pronuncia di prescrizione. Nicoletti era difeso dagli avvocati Pietro e Antonio Quinto. Gli altri due imputati, oltre che sempre da Antonio Quinto, anche da Annarita Marasco.

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