Parabita, Surano: col rinnovabile territori a rischio

Italia Nostra critica progetto fotovoltaico che sta mettendo a rischio la pianura di Parabita ed anche a Surano la popolazione si dice contraria alla realizzazione di impianti rinnovabili discutibile

PARABITA - Italia Nostra contro gli impianti energetici che stanno distruggendo il territorio salentino, fino all'ultimo recente esempio di Parabita. Se il dibattito sulle energie rinnovabili è di scottante attualità, Italia Nostra puntualizza come all'uso di tali tecnologie si stia ricorrendo anche con ritardo, ma soprattutto senza "adeguate normative e strumenti di pianificazione capaci di favorire lo sviluppo di tali impianti e nel contempo evitare la distruzione delle risorse del territorio (suolo, fauna,vegetazione, paesaggio e l'economia agricola e turistica)". Pare chiaro, infatti, che le normative nazionali e regionali risultino particolarmente carenti e non perentorie nei confronti degli Enti locali, affinché questi ultimi sappiano adottare strumenti di programmazione e pianificazione "in grado di favorire per un verso il ricorso a tali fonti energetiche e per altro di tutelare il territorio in tutti i suoi aspetti".

Quello che sta avvenendo in questi ultimi mesi, secondo quanto chiarisce Italia Nostra, è particolarmente emblematico del modo con cui "non si dovrebbe assolutamente operare in questo settore", con la determinazione di disagi, sia negli uffici tecnici dei Comuni e sia nelle popolazioni che vedono proliferare, in qualsiasi angolo del territorio, "impianti invasivi che nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di valorizzazione del territorio". L'ultimo esempio in ordine di tempo è quello di Parabita, dove la presentazione di una decina di progetti per la realizzazioni di centrali fotovoltaiche determinerà, secondo le stime di Italia Nostra, nel giro di qualche mese, la scomparsa di 30/40 ettari di suolo agricolo e, con essi, l'alterazione irreversibile della pianura locale.

"Per questo - precisano da Italia Nostra -, risulta indispensabile che la comunità parabitana si renda conto di ciò che sta avvenendo sul proprio territorio e che, per gli interessi particolari di qualcuno (ben poca cosa rispetto al grosso lucro che otterranno le aziende del Nord Italia ed europee che sono titolari di questi progetti) ci ritroveremo a non riconoscere più la nostra campagna e i casali e le masserie che su essa sono presenti. Di fronte a questa situazione e all'inerzia dell'amministrazione comunale, che da tempo avrebbe dovuto comprendere la consistenza del problema e adottare conseguenti provvedimenti (ciò per garantire gli interessi generali dei cittadini e la tutela del territorio) risulta urgente che vengano immediatamente adottati strumenti per regolamentare rigorosamente l'insediamento di detti impianti, che - comunque - a nostro parere andrebbero esclusivamente realizzati sulle strutture esistenti e non nella campagna che già tanto è stata compromessa in questi ultimi anni; allo stesso modo risulta indispensabile mettere nelle condizioni gli uffici competenti a poter valutare attentamente i progetti presentati per verificarne, sotto tutti gli aspetti, la loro legittimità ed, eventualmente, sospendere la loro realizzazione".

Per queste ragioni Italia Nostra, unitamente alla maggior parte delle associazioni salentine che stanno seguendo questo problema, si è adoperata verso la Regione Puglia per chiedere una moratoria di tali impianti che "solo se realizzati sui tetti delle abitazioni, sulle strutture pubbliche e sui capannoni industriali e nella aree degradate si potranno rivelare non dannosi per il territorio e - opportunamente - ricchezza per tutti".

"Dopo vent'anni - dichiarano - dalla battaglia per difendere la collina, ove i mega-serbatoi dell'Eaap l'hanno sensibilmente distrutta, oggi il territorio di Parabita sta per subire un ancor più grave aggressione nella campagna, l'area più fertile su cui generazioni di agricoltori hanno arricchito la nostra economia e caratterizzato il nostro paesaggio".

Ma se a Parabita ci si preoccupa, a Surano c'è allarme per le centrali a biomasse e per i mega-impianti eolici e fotovoltaici che devastano il paesaggio del Parco dei Paduli. Ieri, si è svolto proprio a Surano un convegno dal titolo "Ambiente è salute", organizzato dall'associazione locale politico-culturale "Insieme per Crescere". Forti preoccupazioni circolano da alcune settimane in città, per un progetto di una centrale a biomasse. Sia Cristina Mangia, ricercatrice del Cnr, che con dati sperimentali e modelli matematici sofisticatissimi ha evidenziato la pressione già forte in termini di inquinanti (diossine, furani, particolato, ecc.), che interessano tutto il Salento, che l'oncologo dell'ospedale di Galatina, Sergio Mancarella, che ha evidenziato le sofferenze e l'incremento di malattie che questo "falso sviluppo" sta arrecando ai salentini, hanno aiutato a capire i cittadini di Surano, quali siano i rischi in campo. Addirittura, un campo fotovoltaico da tre ettari sarebbe previsto nelle adiacenze di antiche masserie locali oltre ad una mega-torre eolica d'acciaio di circa 150 metri di altezza, nel feudo di Surano. Oreste Caroppo, presidente dell'associazione "La Rinascita" ha sottolineato come il Salento tutto, incluso il Parco dei Paduli, non possa subire un tale danno paesaggistico dalle mega-pale eoliche, e che l'unica loro collocazione accettabile sia in uno o due ristretti impianti off-shore in alto mare, in Adriatico e nello Jonio, e lontanissimi dalla costa, tanto da non essere praticamente visibili all'orizzonte.
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"Surano era un'isola felice fino a poco tempo fa - ha affermato un locale muratore che ha seguito i lavori del convegno -, oggi invece si sta svendendo tutto il territorio e la nostra salute alle grandi ditte per far costruire centrali elettriche inquinanti a biomasse, e poi anche grandi impianti industriali di energie del vento e del solare che stanno distruggendo il territorio; noi abbiamo gli ulivi, il turismo non si può trattare così il territorio di Surano e del Salento! Persino a Surano, il cui agro rientra oggi tutto nell'importante Parco naturale dei Paduli, c'è chi si sta prodigando per favorire la realizzazione di più impianti fotovoltaici al suolo, ciascuno inferiore al megawatt, per poter aggirare la legge regionale che prevede la ‘valutazione di impatto ambientale per impianti di potenza superiore", un escamotage criminoso e perseguito dalla legge come ha sottolineato tempo fa l'assessore all'assetto del territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente, e come nel Salento sta denunciando con forza Marcello Seclì, presidente di Italia Nostra.

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