Il verde non è un bene comune. Degrado e abbandono, Lecce anno zero

A distanza di tre anni dall'inaugurazione, il Parco di Belloluogo è il fantasma di quello dei primi giorni. Poco distante, il Baden Powell. Il degrado regna quasi indisturbato in tutte le aree a verde di Lecce, senza che si trovi un modo di valorizzarle

Il campetto nel parco Baden Powell.

LECCE – Si è lavorato alacremente, questa mattina, all’interno delle grandi aiuole comprese tra la rotatoria di piazzale Carmelo Bene e la zona cimiteriale: sul prato tagliato all’inglese la macchina tosaerba lascia i segni tipici dei campi di calcio.  E’ il primo biglietto da visita per chi arriva a Lecce da nord.

Dall’altra parte della strada gli autobus scaricano i turisti nell’ex Foro Boario. Potrebbero avere bisogno di un parco per riposare, per fare uno spuntino. Poco distanti ci sono il Baden Powell da una parte e il Parco di Belloluogo dall’altro.  Questo allargamento di prospettiva deforma l’impressione iniziale: la sensazione che si impone è quella dell’incuria.

Belloluogo è addirittura chiuso: nei giorni feriali apre alle 15 quando un addetto di un istituto di vigilanza privato passa, apre i due cancelli e va via. Poi torna alle 20 e chiude. Nei festivi l’apertura è alle 9. E’ così sin dal principio. Un lotto del parco, proprio quello dove insiste la torre, è ancora, ma solo teoricamente, interdetto all’accesso: i lavori di recupero sono terminati.

Inaugurato il 25 aprile del 2012,  venne chiuso il giorno successivo perché qualcuno si era dimenticato di pianificare gli orari. Allora mancava l’ombra perché gli alberi erano minuti e spogli, data la giovane età, ma l’erba era verde e la speranza di avere un’alternativa alla monotonia della villa comunale – dove se uno calpesta per sbaglio il prato poco ci manca che finisca in manette – aveva spinto un numero sempre maggiore di leccesi e studenti a provare l’ebbrezza di una “gita in città”. 

A tre anni di distanza l’ombra continua a essere merce rara, ma è già doverosa un’operazione di rilancio e l’erba ingiallita piace solo ai cani che sempre più numerosi vi scorrazzano sotto lo sguardo svogliato dei padroni. Oggi come allora le piccole strutture che sorgono al centro dell’area per iniziative di vario tipo, sono ancora in attesa di assegnazione.

Il Baden Powell, invece, non è recintato: uno ci può andare quando vuole, giorno e notte. E dare anche quattro calci a un pallone, sul rettangolo di cemento sul quale gli unici punti di riferimento sono due pali che ne sorreggono un altro in orizzontale.  L’erba è secca, il terreno arido riaffiora, tra cartacce, bottiglie di vetro e plastica e lattine. Non è che poi uno debba fare chissà quanta strada per capire come si fa a mantenere un’area del genere: vai a Melpignano o a Copertino e ti rendi conto che sì, quel verde, quando lo sai mantenere è comodo pure per stendersi con i propri figli, per leggere un libro, per fare un pic-nic.

_LUC7595-2Parco Tafuro e Parco Corvaglia, all’interno della città, non versano in condizioni migliori: di fruibile non ci sono mai stati prati, ma giochi per bimbi e panchine, nascosti dalla vegetazione e consumati da piccoli atti di vandalismo. La verità è che la classe dirigente di Lecce non è in grado di assicurare una gestione del verde che vada oltre l’annuncio-spot, ma anche che una parte ancora consistente dei suoi cittadini non sa prendersene cura almeno con il dovuto rispetto. Manca, in sostanza, una cultura dello spazio pubblico come bene comune.

Ci vuole poco a immaginare che anche il parco della Trax Road farà la stessa fine nel giro di poco tempo, e nemmeno il Parco dei Bimbi di viale Giovanni Paolo II, pur maggiormente presidiato dalle famiglie, appare sl sicuro. Come invertire questa rotta? una strada è quella della chiamata in causa di società private che possano provare a rivitalizzare le aree  a verde, assumendosi l’onere della manutenzione a fronte della concessione di un’attività di tipo commerciale. L’altra soluzione è quella dell’assegnazione ad associazioni giovanili, ambientaliste, a cooperative o a comitati di quartiere che vi possano realizzare iniziative di aggregazione sociale. Di cui, del resto, hanno tanto bisogno gli anziani di questa città, relegati in quartieri dormitorio e scoraggiati anche nell’uso del mezzo pubblico che, anche nei mesi estivi, termina troppo presto.  

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Il degrado non è però un problema specifico dei parchi, bensì un tratto distintivo che la città fatica dannatamente a scrollarsi di dosso. L’area della fontana dell’Armonia, proprio a ridosso del castello di Carlo V, né la prova. Una situazione, questa, segnalata più volte negli anni, anche da questo giornale, senza che se ne ottenesse granché, a parte una cancellata per impedire di trasformare un angolo in una ritirata a cielo aperto. C'è poi tutto il capitolo delle strutture sportive pubbliche per completare il quadro, ma sarà oggetto di un successivo approfondimento.

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