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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Cronaca

Tre anni allo scafista israeliano che trasportò sei palestinesi

L'uomo, 63enne, ha sempre spiegato di aver agito per scopi umanitari, senza pretendere nulla più di un rimborso minimo per il gasolio. Arrivò a Torre Vado con il veliero nel luglio del 2016

LECCE – Tre anni e 56mila euro di multa. Questa la pena che dovrà scontare Buddy Marlen Mansourskipper israeliano di 63 anni. Di recente ha patteggiato di fronte al gip Michele Toriello, per un caso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Rischiava fino a quindici anni di carcere. E in cella, a Borgo San Nicola, vi sta già dal 27 luglio scorso.

Il suo è un caso particolare. L’uomo, con doppio passaporto (ha anche quello canadese), ha sempre spiegato di aver trasportato sei palestinesi solo per scopi umanitari. Sostenendo di non aver nemmeno preteso soldi per la traversata, ma appena 100 euro da ciascuno di loro, come rimborso per il gasolio usato per alimentare i motori della barca a vela “Epfloos II”. La barca arrivò l’estate scorsa a Torre Vado, dopo un viaggio iniziato in Grecia. Fu bloccata dai finanzieri del Roan.

Mansour è stato riconosciuto dalla giustizia di aver agito in concorso con altri soggetti, non meglio identificati, per profitto. Esattamente quello che lui nega. I sei palestinesi, di certo, sostengono di aver versato somme varie, per un totale di 15mila euro, agli organizzatori della spedizione.

La vicenda ha vari aspetti particolari che la rendono inconsueta, rispetto ai soli trasporti di migranti ai quali ci si è ormai abituati nel Salento. Ovvero, gruppi da venti fino a centinaia di stranieri, solitamente pachistani, iracheni, siriani. In questo caso, appena sei persone, provenienti dalla Palestina, dove ben noto è l’atavico conflitto proprio con gli israeliani.

Mansour, rappresentato dagli avvocati Gianluca Ciardo e Federico Martella, durante l’interrogatorio di garanzia e, in seguito, in sede di riesame, aveva spiegato di aver agito solo per consentire ai sei palestinesi in cerca di una nuova vita di sfuggire al conflitto nella striscia di Gaza. Ma per i giudici, evidentemente, il fine ultimo del profitto non si può escludere. Mansour, peraltro, ha confermato di conoscere il soggetto, presumibilmente di origine araba, residente da anni ad Atene, che gli avrebbe chiesto la cortesia di ospitare e poi trasportare i palestinesi. Lui avrebbe acconsentito senza pretendere nulla. Non avendo, in fin dei conti, nemmeno particolari problemi economici.

Al momento si trova ancora in carcere, non essendovi possibilità di una detenzione ai domiciliari.

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