Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Tragica morte di un operaio, il datore di lavoro patteggia la condanna

Un 33enne ha patteggiato una pena di 18 mesi di reclusione per il decesso di Claudio Liaci. Il 49enne, originario di Veglie, perse la vita nel mese di gennaio del 2011, mentre prestava la propria manodopera in un cantiere tra Leverano e Porto Cesareo

Un'immagine del crollo

LECCE – Fu la prima “morte bianca” del 2011 nel Salento. Un operaio edile di quarantanove anni, Claudio Liaci, originario di Veglie, perse la vita mentre era al lavoro in un cantiere situato lungo la strada che da Leverano conduce a Porto Cesareo, nei pressi della masseria “Curti Russi”, a poche centinaia di metri dal mare. Si tratta della cosiddetta zona Ingegna, che si trova nell'agro di Nardò. L’uomo stava eseguendo alcuni lavori di demolizione in una villetta di campagna per una ditta quando fu travolto dal cedimento di una pensilina lunga circa dieci metri.

Tutto avvenne in pochi istanti: l’impatto fu tremendo, la vittima venne letteralmente schiacciata dai massi pesantissimi. Liaci fu immediatamente assistito dalle altre persone presenti in quel momento nel piccolo cantiere, chiamarono i soccorsi. Sul posto intervenne un’ambulanza del 118, che cercò in ogni modo di rianimare l’operaio. Ogni tentativo, però, risultò vano: i medici non poterono far altro che costatare il decesso del 49enne salentino. Claudo Liaci era sposato e padre di una figlia di 27 anni.

Oggi, a distanza di oltre due anni da quella tragedia, c’è una condanna per la morte dell’operaio. Cosimo Savina, 33enne di Leverano, titolare dell’azienda per cui la vittima lavorava, ha patteggiato una pena a 18 mesi. Nel cantiere, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero state rispettate tutte le misure di prevenzione stabilite dalla legge.

E’ quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Campi Salentina. I militari dell’Arma eseguirono i rilievi del caso, svolsero i necessari accertamenti in loco e raccolsero le prime deposizioni. Successivamente, allertati dagli stessi carabinieri, intervennero anche gli uomini dello Spesal (acronimo di Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, un settore del dipartimento di prevenzione delle Asl), che in casi del genere svolgono a tutti gli effetti funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria e conducono le indagini relative agli infortuni sul lavoro. L’imputato è assistito dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Vincenzo Mariano, i familiari della vittima dall’avvocato Cosimo Casaluci.

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