Paura al largo, barca affonda. Salvati leccesi: a bordo anche tre bimbi

L'incidente fra le isole greche di Merlera e Fanò. L'imbarcazione era di un medico di 58 anni. Nelle vicinanze c'era per fortuna un altro natante, a sua volta di un uomo di Sternatia

LECCE – A distanza siderale da casa. Intorno, solo un’infinita distesa di mare. La prima lingua di terra visibile, a circa 2 miglia. Non la situazione ideale, quando la barca sta andando a fondo. L’acqua che filtrava in quel vorace squarcio nello scafo non lasciava spazio a dubbi: da lì a poco il natante sarebbe andato a fondo. Rabbia e panico, in quei momenti, si devono essere miscelati in un unico sapore amaro e indefinibile di disfatta, fra vite all'improvviso in bilico e il pensiero che un gioiello curato per anni sarebbe diventato in pochi istanti rifugio per i pesci. Sic transit gloria mundi.

In certi casi, c’è solo da sperare di trovarsi nella stessa situazione del medico 58enne leccese, della sua famiglia e degli ospiti a bordo, tutti con figli al seguito (totale, tre bambini): un’altra imbarcazione vicina. Possibilmente di conoscenti. Magari non più lontana di qualche centinaio di metri, per un trasbordo veloce. Perché, dopo aver lanciato un mayday, la paura dilata il tempo, i minuti in attesa di scorgere una vedetta non scorrono mai.

Soprattutto, però, ci vogliono condizioni meteo buone. E in quest’estate traballante, in cui sole cocente si sta alternando a mareggiate e al buio improvviso provocato da nubi minacciose, il naufragio s’è verificato in una finestra di bel tempo e mare calmo. La stessa disavventura, vissuta fra onde e forti correnti, forse avrebbe avuto un esito tragico. 

La storia risale alla tarda mattinata del 5 agosto, ma è del tutto inedita e scoperta da LeccePrima. Scenario, il Canale d’Otranto, ma in acque greche. Il medico, infatti, era con la compagna, un’altra coppia e i vari figli, a bordo della sua barca di circa 12 metri tra le isole di Merlera e Fanò. Sono fra le località dell'arcipelago delle Diapontie, non lontane da Corfù, frequentate da molti amanti del mare salentini.  

All’improvviso, l’inatteso incidente. La vacanza, trasformata in un incubo da film. L’imbarcazione, a quanto pare, è stata intaccata con violenza da qualche corpo semi-affiorante, forse un grosso tronco o un bidone. Chissà. Si è così aperta una falla a causa della quale è iniziato un inabissamento piuttosto rapido.

Fortuna ha voluto che nelle vicinanze vi fosse un’altra imbarcazione, peraltro di un uomo di Sternatia. Si è avvicinata rapidamente, accogliendo i malcapitati a bordo. E da lì, hanno assistito tutti assieme alla desolante scena degli ultimi attimi di vita di una barca ormai irrimediabilmente persa. Nel giro di pochi minuti, il mar Ionio ha finito di inghiottirla. E’ colata a picco e ora, forse, a causa della profondità, è impossibile anche recuperarla.

Dopo il salvataggio, il gruppo ha fatto rientro in Italia, seguendo le indicazioni fornite dagli operatori del Mrcc di Roma (Maritime rescue coordination centres) che li hanno indirizzati verso il porto di San Foca. Qui, il medico proprietario della barca affondata, un modello con tre motori, è stato ascoltato dalla guardia costiera dell’ufficio locale marittimo.

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Sul caso si sta aprendo, come da prassi, un’indagine amministrativa, anche se le verifiche sono molto complesse, considerando le oggettive difficoltà a far risalire a galla e rimorchiare verso la terraferma l'imbarcazione. Sembra destinata, piuttosto, a diventare l'ennesimo relitto dei mari. 

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