Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca Leuca / Via Miglietta

“Salviamo l’assistenza per i malati oncologici”, Pd visita il presidio

Una delegazione Pd ha garantito soluzione per il mantenimento del servizio, ma i lavoratori chiedono spiegazioni sui fondi bloccati. Protestano alla Asl anche le lavoratrici dell'assistenza ai disabili

Loredana Capone, Dario Cagnazzo, Teresa Bellanova

 

LECCE - “Perché, a pagare, devono essere sempre le fragilità estreme?”. La domanda è di quelle che fanno impallidire e vergognare un po’ tutti, anche chi non è direttamente responsabile di una situazione drammatica, come quella si sta per abbattere sui malati oncologici della provincia di Lecce. Persone che “vivono ogni giorno come fosse l’ultimo e nella loro vulnerabilità, sarebbero pronti ad andare a protestare fino alla sede del governo regionale”, spiegano i cento operatori che prestano loro una continua assistenza. Ora, allo scadere della proroga del progetto che li ha assorbiti a inizio novembre 2010, si troveranno senza lavoro.

La domanda, fuori retorica, è stata rivolta alla nutrita delegazione del Pd che si è recata a dar sostegno ai 100 lavoratori (tra autisti e operatori socio sanitari) in presidio permanente presso la direzione generale della Asl. Il tempo stringe e dall’inizio del nuovo anno, tutti – pazienti e famiglie comprese - si troveranno sprovvisti di un servizio che ufficialmente non rientra tra i Lea (livelli essenziali di assistenza), ma che, con un po’ di senso civico, si può definire importantissimo. Non fosse altro per quei “grazie” che gli operatori si sentono rivolgere quotidianamente dai propri assistiti.

Dicevamo del Partito democratico: chiamati a fornire risposte in tempi celeri, sia il deputato Teresa Bellanova, che il consigliere regionale Sergio Blasi che la stessa vice presidente della Regione Puglia, Loredana Capone, hanno concordato circa la necessità di battere tutte le strade possibili per la prosecuzione del servizio che la stessa Asl di Lecce ha dovuto interrompere prima dei tre anni.

A differenza della aziende gemelle di Brindisi e Taranto (dove il progetto ha raggiunto rispettivamente i tre anni e i due anni programmati), a Lecce abbiamo appena superato i 14 mesi: e questo a causa di un ritardo iniziale, ma anche per un sopraggiunto problema economico. Prima che la Regione si metta a cercare nuovi fondi o escamotage, infatti, dovrebbe rispondere del blocco dei 109 milioni di euro (fondi statali ed europei) destinati a vari progetti, tra cui il “sostegno ai pazienti oncologici”.

asl oncologico bellanova PD2-2“L’assessore regionale alla Salute, Tommaso Fiore, ci ha comunicato di  voler utilizzare quei fondi per risanare il deficit sanitario, così come previsto dal piano di rientro firmato con il precedente Governo”: lo denuncia a chiare lettere il segretario Fsi, Dario Cagnazzo. Il sindacalista, punta il faro su soldi che già ci sono e che sono vincolati, ma che “la Regione Puglia ha bloccato impropriamente”. I dirigenti del Pd, preso atto della vicenda, si sono riservati di parlarne già lunedì con l’assessore Fiore, ferma restando “l’assoluta necessità di risolvere in un modo, o nell’altro, il problema”.

Al disagio di questi lavoratori, si somma anche quello di 17 signore che prestano assistenza ai ragazzi disabili fino ai 18 anni. Licenziate dal primo settembre, da ieri si sono unite al presidio permanente della Asl e hanno portato alle orecchie del Pd, la propria richiesta. Sul loro contratto firmato direttamente con l’azienda sanitaria nel 2007 e rinnovato di anno in anno, si è abbattuta la scure di una sentenza della Corte Costituzionale.

La Consulta ha dichiarato “illegittimo un comma dell’articolo 16 della legge regionale omnibus, con il quale queste persone erano state stabilizzate”, chiarisce Cagnazzo. Le lavoratrici, però, ritengono di possedere tutti i requisiti necessari, in virtù di una delibera regionale che garantiva la stabilizzazione di tutto il personale che aveva raggiunto i tre anni di servizio, entro il dicembre 2010. La richiesta recapitata al Governo di Bari, è quella di essere reintegrate sul lavoro, anche “per non aggravare il disagio dei bambini”, dicono.

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