Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Pedofilia, l'allenatore conferma in parte le accuse

E' durato due ore e mezza, nel carcere di Borgo San Nicola, l'interrogatorio di garanzia di Vincenzo Alfarano, il 54enne di Tricase arrestato per i rapporti con alcuni ragazzi di cui era istruttore

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LECCE - E' durato oltre due ore e mezza, nel carcere di Borgo San Nicola, l'interrogatorio di garanzia di Vincenzo Alfarano, il 54enne di Tricase arrestato martedì scorso, su ordinanza di custodia cautelare, con l'accusa di violenza sessuale, induzione alla prostituzione e pornografia minorile, atti persecutori e molestie.

L'uomo ha risposto alle domande del pubblico ministero Carmen Ruggiero e del gip Alcide Maritati, ammettendo gran parte delle accuse contestate. In particolare il 54enne avrebbe ammesso di aver avuto rapporti con una delle vittime e di aver offerto soldi ad altri due ragazzini. L'uomo, assistito dall'avvocato Tony Indino, non ha negato, inoltre, di aver scambiato con alcuni delle presunte vittime alcuni sms con immagini di natura sessuale, che riprendevano soprattutto alcuni dei suoi ex allievi nudi. Alfarano si è comunque dimostrato pienamente collaborativo con gli inquirenti, rispondendo a tutte le domande.

Le indagini, ancora in corso, sono iniziate poco prima dell'estate passata quando il genitore di un ragazzo minore si presentò in caserma denunciando ai militari di aver rinvenuto nel telefono cellulare del figlio un sms dal contenuto inequivocabilmente sessuale. L'utenza da cui era arrivato il messaggio era quella di Alfarano, conosciuto con il soprannome di "presidente", poiché rivestiva tale carica in una società sportiva che avviava alla pallamano ed al calcetto molti ragazzini di Tricase. Dai primi accertamenti svolti è emerso che, in effetti, l'uomo aveva inviato numerosi sms al minore il cui contenuto faceva esplicitamente riferimento a rapporti sessuali.

Le indagini hanno permesso di stabilire che messaggi dello stesso identico tenore li ricevevano altri tre minorenni di Tricase due dei quali fratelli. In tutti i messaggi, l'uomo faceva riferimento a rapporti sessuali già intercorsi ed invitava i minori ad ulteriori incontri. Spesso l'uomo avrebbe scattato foto ai ragazzini nudi e girato dei brevi filmati nei quali immortalava i propri "partner".


Dalle indagini è emerso, inoltre, che in diverse occasioni l'uomo avrebbe offerto denaro e altri regali per ottenere le prestazioni dei ragazzini, ai quali avrebbe imposto il silenzio con minacce che andavano dal riferire ai genitori i brutti voti presi a scuola, o di infangarne la reputazione diffondendo la voce che erano omosessuali, poiché avevano avuto rapporti sessuali con lui. In un caso l'arrestato avrebbe costretto un minore a tacere: in caso contrario avrebbe inviato un imprecisato parente, militare della guardia di finanza, a far chiudere l'esercizio commerciale del padre del ragazzo.

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