Cronaca

Pellegrino choc: "Dal 1° gennaio i rifiuti per strada"

Toni duri del presidente della Provincia. "Sono stanco di essere diffamato. L'emergenza da me prevista nel 2004 è una conseguenza delle scelte di Fitto. Nel 2008 la situazione sarà drammatica"

La discarica di Poggiardo (foto dall'archivio di LeccePrima)

I toni accesi degli ultimi giorni sulla questione rifiuti non si sono affatto affievoliti, passando dalle accuse reciproche a mezzo stampa e a suon di comunicati, tra maggioranza e opposizione, alle parole forti pronunciate oggi dal Presidente Giovanni Pellegrino nell'aula di Palazzo dei Celestini, dove il consiglio provinciale è stato chiamato a discutere, tra l'altro, della questione discarica di Poggiardo. "Il problema rifiuti -ha tuonato Pellegrino- è stato avvelenato dalla cattiva politica, dal pettegolezzo paesano che si è voluto creare intorno alla mia persona, attaccata dal punto di vista professionale e familiare." Stanco di sentirsi definire Presidente-Avvocato, Pellegrino ha ribadito la volontà, salvo una ritrattazione ufficiale da parte di Baldassarre e Palese, di presentare una querela per diffamazione.

"L'emergenza rifiuti che oggi stiamo vivendo- continua Pellegrino- è solo il risultato, da me previsto, del piano adottato dall'allora commissario straordinario Fitto nel 2004 quando presentò il possibile piano di chiusura delle discariche. E fu proprio in quella occasione, che avanzai la possibilità che la messa a regime di tutti gli impianti previsti non avrebbe rispettato i tempi. Chiunque abbia a che fare con le opere pubbliche sa che gli intoppi sono all'ordine del giorno e che i ricorsi sarebbero stati innumerevoli. La risposta di Fitto fu: tu dici così perché sei avvocato e vuoi fare le cause. Le mie previsioni si avverarono - continua Pellegrino- gli impianti non sono a norma, la prima discarica è stata chiusa, ed ora, il 1° gennaio del 2008 i comuni più grandi del bacino Le 2 si troveranno con i rifiuti per strada".

Al verbale del consiglio il presidente ha quindi fatto aggiungere 8 sentenze del Consiglio di Stato sui ricorsi presentati dalle ditte, per dimostrare che nessuna di queste ha interessato il suo studio legale. "E' stato demenziale pensare che il piano Fitto, che prevedeva la messa a regime delle discariche di Poggiardo, Cavallino e Ugento, sarebbe stato realizzato nei tempi previsti. Così come demenziale è stato individuare, sempre in quella occasione, la discarica di soccorso a Corigliano D'Otranto, dove si trova la principale falda acquifera del Salento. E' vero, il rischio di inquinamento è veramente remoto, lo dimostrano le analisi, ma se dovesse avvenire un incidente imprevisto, un'esplosione, o uno smottamento del terreno, le conseguenze sarebbero disastrose". Ma le colpe non sono tutte di Fitto. Secondo Pellegrino Vendola è responsabile allo stesso modo dell'emergenza: non ha portato quelle necessarie modifiche al piano dei rifiuti che sarebbero state necessarie. E questo perché i politici cambiano ma i funzionari sono sempre gli stessi.

E allora al consigliere Aurelio Gianfreda, che oggi ha presentato, a nome dell'intera popolazione di Poggiardo, un ordine del giorno, poi ritirato, con il quale si impegnava Pellegrino a chiedere a Vendola la chiusura della locale discarica, questo risponde: " Lo approvo solo se viene modificato con delle proposte alternative concrete". Non manca una tirata d'orecchie ai sindaci dei comuni interessati: Gallipoli, Nardò, Galatina, che presto si troveranno con i rifiuti per strada, e che continuano a non pagare. Con la conseguenza che ben preso le discariche di Grottaglie e Fragagnano, essendo private, non accetteranno più i rifiuti perché non ricevono più i fondi.

E un appello ai sindaci arriva anche dall'assessore all'ambiente Gianni Scognamillo: solo l'attivazione delle raccolta differenziata spinta, porta a porta, può risolvere il problema. Le altre soluzioni sono ipotesi. Tra queste la più ragionevole riguarda la biostabilizzazione solo della frazione umida a Poggiardo, con i rifiuti che possono stazionare per 3 settimane; la triturazione del secco in discarica ed un abbancamento provvisorio in un sito già individuato. Il che avrebbe, come primo risultato, l'utilizzo di una sola discarica di Taranto.

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