Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Per vendetta avrebbero inscenato una finta violenza sessuale, in quattro a giudizio

Sembrava all'apparenza l'ennesima storia di violenza sessuale ai danni di una donna. In realtà si sarebbe trattato di una messinscena. Una vicenda che solo grazie ai carabinieri ha evitato guai seri a un 42enne di Salice Salentino. In quattro sono stati rinviati a giudizio dal gup Giovanni Gallo con l'accusa di concorso in calunnia

LECCE – Sembrava all’apparenza l’ennesima storia di violenza sessuale ai danni di una donna. In realtà si sarebbe trattato di una messinscena, studiata in ogni particolare. Una vicenda che solo grazie all’acume e al fiuto investigativo dei carabinieri ha evitato guai seri a un 42enne di Salice Salentino. In quattro, invece, sono stati rinviati a giudizio dal gup Giovanni Gallo con l’accusa di concorso in calunnia. Il processo nei loro confronti si aprirà a dicembre.

Tutto sarebbe nato dopo la rottura della relazione sentimentale tra Giovanna Spedicato, 43enne di leveranese, e l’uomo di Salice. Quest'ultimo, nel 2012, ha deciso di interrompere la relazione. Pentitosi, è tornato dalla moglie. La donna, però non si sarebbe arresa di fronte alla  piega che hanno preso gli eventi e ha iniziato a tempestare l’uomo di telefonate, facendo anche qualche appostamento, pretendendo di riallacciare i nodi del rapporto.

Quando, però, le speranze della donna si sono affievolite del tutto ed ha concretamente capito che non avrebbe mai più riavuto indietro quell’uomo promesso a un’altra, avrebbe iniziato a rimuginare un piano per ottenere vendetta, almeno secondo l’ipotesi acusatoria. Coinvolgendo altre persone. A partire da Leonardo Fema, 52 anni, anch’egli di Leverano, che a sua volta, da qualche tempo, le si stava affezionando al punto tale da venire incontro al suo folle piano. Tutto, pur di conquistare le grazie della sua amica, in un vorticoso giro di relazioni, per una vicenda che sembra uscire fuori dallo scalcinato copione di una delle commedie sexy all’italiana in voga negli anni ‘70. Così, insieme hanno pensato bene di cercare di incastrare l’ex amante della donna di Leverano, sperando che per lui scattassero le manette. L’uomo, in tutto questo, avrebbe finito per coinvolgere persino la figlia, 27enne, e addirittura la colf, Maria Conversano, 47enne di Leverano.

La vicenda ha inizio circa due anni fa: la Conversano chiama il 112, raccontando, allarmata, che poco prima, mentre si trovava a fare le pulizie in casa di Fema, aveva sorpreso un ladro che, dopo aver messo a soqquadro tutto aveva provato persino a violentarla. Stando al suo racconto, solo grazie alle urla e all'accorrere, provvidenziale della figlia del proprietario di casa, la donna s’era salvata dal peggio. Vista l’estrema gravità dell’episodio, i carabinieri della stazione di Leverano si erano fiondati in casa. Qui, tutto era stato studiato perché sembrasse veramente la scena di un crimine. La donna era stesa sul divano, con la gonna sollevata. Tutt'intorno, confusione. La classica scena della “visita” dei topi d'appartamento.

Qualcosa, però, all’occhio esperto dei carabinieri, era apparso subito strano. Difficile definire la sensazione, quasi una contrastante percezione di “caos ordinato”. Era comunque scattata la caccia al ladro-stupratore fantasma, dalle descrizioni fornite, in tutto somigliante al 40enne di Salice. Il quale è stato rintracciato quattro ore dopo e condotto in caserma. E qui, i nodi sono venuti al pettine. Il salicese aveva un alibi di ferro. Quella mattina si trovava a Campi Salentina. Alibi confermato da testimoni sopraggiunti nella serata.

I quattro dovranno ora difendersi dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Lecce.

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