Cronaca

Perquisizioni fra casolare e campagne: maxi sequestro di armi ed esplosivo

E’ in corso da questa mattina una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Lecce a nord del capoluogo. Poche le informazioni trapelate. Una ventina di uomini si sono recati con unità cinofile in una zona di campagna. Trovati anche caricatori per armi automatiche

Parte del materiale ritrovato.

LECCE – Fucili, pistole, munizioni per armi d’assalto e in genere d’ogni tipo. Molte già pronte, altre da preparare. Perché aveva tutto l’occorrente per farlo, compresi 70 chili di polvere da lancio. Tanta da riempirne quasi una camionetta. E per fabbricare potenzialmente 10mila proiettili. Polvere che, miscelata, può diventare anche esplosivo. E’ questo forse l’aspetto più inquietante, la capacità di produrre ordigni. Perché c’erano in quella proprietà anche 400 grammi circa di gelatina di tritolo ad alto potenziale. Tutto accompagnato da ben novantacinque detonatori e un metro e mezzo di miccia a lenta combustione.

E’ uno dei più grossi sequestri di armi e materiale esplodente degli ultimi tempi. Arriva in un momento in cui l’attenzione sul territorio è molto alta e la tensione alle stelle, quasi palpabile. In circolazione c’è sempre Fabio Antonio Perrone, 42enne, il pericoloso latitante di Trepuzzi condannato all’ergastolo per omicidio e artefice di una fuga rocambolesca, con tanto di sparatoria e ferimenti, dall’ospedale “Vito Fazzi”, dov’era stato trasportato per una visita.

Solo che, in questo caso, Perrone probabilmente non c’entra nulla. E tuttavia il ritrovamento resta – ovviamente - molto interessante per gli scenari che si potranno aprire dalle analisi e dalle investigazioni successive. Per conto di chi era custodito quell’arsenale? C’era un obiettivo imminente che giustificasse la conservazione di tanto esplosivo, armi e munizioni in un unico luogo, da poterne usare per una battaglia campale? O, più semplicemente, nelle campagne era stato realizzato un vero e proprio bazar per le armi, un luogo in cui ogni singolo criminale o gruppo che fosse ben introdotto, potesse avanzare una richiesta e vederla esaudita?   

Alla mente si affollano molte idee, tante quante sono le ipotesi. Attentati ad attività commerciali o personaggi di spessore, magari assalti a portavalori. Il ventaglio è ampio. Il terrorismo probabilmente non c’entra nulla, più ovvio pensare alla criminalità organizzata locale, ma è chiaro che, nel cono d’ombra dei fatti recenti s’instillano persino certi fantasmi. Saranno gli accertamenti successivi a chiarire, eventualmente, a cosa servisse tutto quest’armamentario.  

Per ora si sa che tutto è nato da un’operazione svolta d’iniziativa dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, comandati dal capitano Biagio Marro. All’alba si sono presentati nella masseria di proprietà di Giovanni Manzari, 54enne, in una zona di campagna fra Torre Rinalda e Casalabate. Territorio di Lecce, formalmente, sulle mappe; in pratica un’area in mezzo al nulla, difficile anche da scovare. Qui si produce formaggio e coltivano frutti della terra, ma per i militari leccesi “germogliava” anche altro.

Al cospetto del luogo vi sono arrivati per vari motivi. Il dettaglio principale, da non trascurare affatto, è che Manzari al momento è in carcere. E per fatti molti recenti. L’uomo, come ben si ricorderà, è stato fermato pochi giorni addietro assieme a Denis Ahmetovic, 30enne di chiare origini slave, ma residente a Campi Salentina. In auto trasportavano sei panetti di hashish. In tutto, 3 chilogrammi.

A fermarli sono stati, nella tarda serata del 25 novembre, altri carabinieri, quelli del Norm della compagnia di Brindisi. Manzari e Ahmetovic rientravano in provincia di Lecce con lo scottante carico, quando li ha intercettati una pattuglia sulla strada statale 613. Nell’udienza di convalida, il gip di Brindisi non ha concesso i domiciliari, come avevano richiesto gli avvocati degli indagati, Fabrizio Tommasi e Carlo Martina. Questo ha forse impedito, in maniera del tutto incidentale, che il grosso fosse fatto sparire. Ed è così che ora, su Manzari, si addensano nuove e decisamente più grosse ombre di quelle prodotte da qualche panetto di “fumo”.

Lui è in attesa che per quel traffico di droga si esprima il Tribunale del riesame. Ma intanto, i carabinieri leccesi hanno fatto una visita a domicilio, dopo essersi consultati con i loro colleghi di Brindisi. Prima hanno svolto appostamenti, proprio in seguito all’arresto per trasporto di hashish, cercando di capire quali fossero i movimenti attorno alla masseria dove abita con gli anziani genitori. Poi, ben preparati, si sono presentati con una ventina di uomini e unità cinofile al seguito provenienti da Modugno e dalla provincia di Potenza. Cani dal fiuto addestrato a scovare armi e sostanze stupefacenti. Di droga, però, nemmeno un misero grammo. Ma per il resto, le sorprese non sono mancate. E sono state persino più interessanti.

Parti di armi erano celate fra un trattore, gli indumenti di Manzari e il garage. Ma il grosso era altrove, ben disseminato nelle campagne che rientrano nella proprietà della masseria. Un terreno molto vasto. E la “merce” non disposta in modo casuale. Era stato escogitato un sistema rudimentale per riconoscere i nascondigli, in prossimità di punti precisi fra chilometri di muretto a secco. Piccoli segnali lungo il percorso, ma ben identificabili, come materiale di risulta, pezzi di plastica, stoffa, ossa di animali, bottiglie.

I militari hanno abbattuto a mani nude chili di pietre che delimitano il perimetro della proprietà di Manzari. Trovando, in otto ore circa di perlustrazioni, cioè fino alle 14,30, fucili, polvere da tiro, l’esplosivo ad alto potenziale, i detonatori, le pistole e, ancora, munizioni a non finire per AK 47 e altro tipo di armi, con sei caricatori, più materiale per confezionare proiettili.

Giovanni Manzari-3Qualche dettaglio? C’erano due pistole 7.65, una con caricatore monofilare e l’altra bifilare, una 9x21, un fucile a pompa calibro 12, altri due fucili in condizioni non ottimali, ma funzionanti se ben sistemati. Manzari, infatti, sembra l’uomo in grado di recuperare, riparare, se non costruire, l’occorrente per andare in guerra. Aveva una notevole disponibilità di dime, per esempio, apparecchi per il confezionamento delle munizioni e il dosaggio delle polveri. E una cura particolare per la custodia. Le armi corte sono perfettamente conservate in cellophane e stracci, oliate, pulite. Custodite in modo tale da essere efficienti al primo sparo.

Nel casolare, fra l’altro, c’era un armadio blindato. I carabinieri hanno dovuto richiedere l’autorizzazione del pm di turno per aprirlo e chiamare i vigili del fuoco. Dentro però, nulla di rilevante. Non sicuramente d’interesse investigativo, semmai possano esserlo documenti dell’attività agricola e musicassette di Bruno Petrachi.

La posizione precisa di Manzari è al momento al vaglio. Ovviamente sarà una richiesta per un’ordinanza di custodia cautelare ulteriore, rispetto a quella che già pende per la droga.

L’esplosivo, intanto, è stato fatto detonare in un luogo sicuro dagli artificieri, perché iniziava a essere instabile. Le armi sono finite sotto sequestro. Alcune hanno matricola abrasa, per altre si è già visto che risultano provento di furto. Le indagini sono tutte in divenire, ma si sta cercando di capire se Manzari avesse contatti con personaggio di un certo spessore criminale. I rilevamenti balistici diranno se alcune sono già state usate.   

Lui, di certo, ha precedenti specifici che risalgono al 2010. Nel gennaio di cinque anni addietro fu fermato, sempre nella stessa masseria, per possesso di esplosivo (circa 10 chili), più centinaia di munizioni e un fucile. Aveva persino conservato il decreto di giudizio immediato come ricordo. E secondo il colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo dell’Arma, ciò testimonierebbe in modo inequivocabile una continuità negli affari di questo tipo nel tempo. Tesi avvalorata dalle parole del comandante provinciale, colonnello Nicodemo Macrì: nel terreno di Manzari potrebbero essere passate molte delle armi e degli esplosivi già usati in passato non solo nel Salento, ma anche in altre zone della Puglia.

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