Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Perrone nell'isolamento più totale in una sezione vuota. Domani l'interrogatorio

Niente giornali e tv per l'ergastolano arrestato dopo la rocambolesca evasione e una latitanza di oltre due mesi. Piantonato in una cella di un'ala in disuso del carcere di Borgo San Nicola, può sentire solo il suo avvocato. Probabilmente si avvarrà della facoltà di non rispondere

Poliziotti davanti all'abitazione in cui si nascondeva Perrone.

LECCE – Fabio Perrone più recluso che mai. Dopo 63 giorni di una libertà soffocata dall’evidente impossibilità a muoversi come un normale cittadino, “Triglietta” ha conquistato di buon diritto un gettone per il regime di sorveglianza particolare. L’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario pone restrizioni severe: può sentire soltanto il suo avvocato (Ladislao Massari) e almeno fino all’interrogatorio di garanzia che si svolgerà domani, davanti al gip Stefano Sernia, non potrà leggere giornali e vedere la televisione, né sostenere colloqui con i famigliari. E come volgerà l’incontro con il giudice, forse è un paragrafo già scritto: sembra che voglia avvalersi della facoltà di non rispondere.

Perrone è dunque solo con se stesso, in queste ore, avvolto da un pesante silenzio. Trascinato ieri di peso in quel carcere di Borgo San Nicola dal quale era evaso con un pericoloso stratagemma che ha rischiato di provocare una strage (trasferito all’ospedale “Vito Fazzi” per un esame medico, ha sottratto la pistola di un agente, facendo fuoco all’impazzata) si trova ora in isolamento. A lui è stata riservata una cella in una sezione vuota del carcere.

Completamente tagliato fuori da ogni forma di comunicazione, com’era stato per Giovanni Vantaggiato, il copertinese autore dell’efferato e folle attentato alla scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi, persino la finestra della cella è stata rinforzata con staffe d’alluminio. In questo modo, a Perrone dovrebbe essere preclusa la possibilità di interagire in qualsiasi forma con altri detenuti. In tutto ciò, è costantemente piantonato da un agente al di fuori della cella e da un altro all’ingresso della sezione.          

Se la sua fuga era stata da film, anche l’arresto e il seguito, in attesa che si avvii il nuovo iter giudiziario, sembrano capitoli di un copione cinematografico. Nel Salento, negli ultimi anni, forse soltanto due storie, per la peculiarità delle dinamiche, avevano avuto seguiti tali da apparire più frutto della fantasia di sceneggiatori di gialli che amare e crude realtà. Una è quella del già citato Vantaggiato. L’altra, avvenuta prima ancora, ha visto al centro il ritorno furtivo di un altro evaso, il killer della Scu Giampaolo Monaco, alias “Gianni Coda”. Abbandonata Torino, località in cui si trovava in segreto dopo il suo pentimento, è stato pronto ancora una volta ad armare la sua mano e uccidere, a distanza di anni, per vendicare una presunta offesa subita dal fratello.

IMG-20160109-WA0000-3-2-2Non certo segnali di cui andare fieri. Sono storie tutte troppo vicine fra loro nel tempo, che stanno segnando in negativo una terra arrampicata faticosamente a ben altre ambizioni e che invece ritorna nelle cronache nazionali con esempi macchiati di sangue che danno anche una visione in parte distorta. L’aiuto di cui ha goduto Perrone nei suoi spostamenti è uno di questi, perché si somministra fuori provincia, e senza alcun filtro, l’idea di un Salento omertoso.

Certo è che il prossimo passo degli investigatori sarà probabilmente quello di smantellare la rete di fiancheggiatori, spesso insospettabili. Come insospettabile era il titolare del Bar8, Stefano Renna, 33enne di Trepuzzi. In casa sua Perrone ha trovato uno dei rifugi. L’ultimo. Gli agenti di polizia della mobile e della penitenziaria che all’alba di ieri sono arrivati davanti all'abitazione, in via 2 Giugno, per entrare evitando una sparatoria dell’esito imprevedibile, hanno usato un curioso stratagemma. Hanno citofonato dicendo di essere carabinieri, chiedendo a Renna di uscire immediatamente: il suo bar era stato colpito da un atto vandalico, hanno spiegato, qualcuno aveva appiccato il fuoco e lui doveva seguirli sul posto per un sopralluogo. Ma quando s’è affacciato alla porta, Renna ha trovato una schiera di agenti che gli ha intimato il silenzio.

Perrone, già vestito di tutto punto (il che lascia immaginare lo stato in cui viveva la latitanza, sul chi va là continuo) e che si trovava nascosto in un angolo del terrazzo di pertinenza, avendo sentito da sopra “carabinieri” e subodorata la trappola, stava intanto già cercando la fuga uscendo dalla porta-finestra, per provare a svignarsela in qualche modo dall’alto.

Addosso aveva un marsupio con la pistola d’ordinanza sottratta a un agente il giorno della fuga, qualche migliaio di euro in contanti e in uno zaino un kalashnikov. Ma non ha avuto tempo e spazio per muoversi. L’appartamento era ormai già stato invaso. In un attimo gli agenti gli sono stati addosso. Da domani, quando si troverà davanti al giudice, si aprirà un nuovo capitolo di una lunga storia, quella della sua vita, già condita da omicidi e affari con la malavita.

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