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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Gallipoli

Pesca di oloturie, pena severa per otto: 6 anni e 100mila euro a testa

La condanna ha riguardato un imprenditore e sette pescatori, quasi tutti gallipolini, che erano stati rinviati a giudizio nel 2018. La cattura è severamente vietata

LECCE – Avrebbero pescato e commercializzato un’ingente quantità di oloturie, meglio note come cetrioli di mare, in questo modo danneggiando i fondali dove erano insediate e, di conseguenza, alterando la biodiversità della fauna e della flora. Un’attività che avrebbe inquinato tratti di mare in aree protette e sottoposte a vincolo paesaggistico del litorale ionico.

Per questo motivo, un imprenditore e sette pescatori, quasi tutti gallipolini, sono stati condannati a una pena molto severa, in primo grado, dal giudice Francesca Mariano: sei anni e 100mila euro di multa a testa. In sostanza, il massimo possibile. Depositate le motivazioni entro quindici giorni, sicuramente il collegio difensivo proporrà appello.

Ma intanto, per ora, c’è la condanna, pesante, che ha riguardato Davide Quintana, 40enne di Gallipoli, legale rappresentante della “Pizzamarina Srls”, e poi Damiano Barba, 51enne di Gallipoli, Cosimo Carroccia, 54enne di Gallipoli, Pietro Carroccia, 57enne di Gallipoli, Salvatore D'Aprile, 53enne di Nardò; Gigino Giovanni Stapane, 53enne di Nardò, Gabriele Faenza, 37enne di Gallipoli e Luigi Fiore, 46enne di Gallipoli.

Tutti quanti erano stati rinviati a giudizio, nel 2018, dal il gup Cinzia Vergine, accogliendo la richiesta firmata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, titolare dell’inchiesta svolta insieme dai militari dalla guardia costiera e dalla guardia di finanza, sfociata il 9 novembre del 2016 nel sequestro di sette pescherecci e dei locali utilizzati per lo stoccaggio e la lavorazione di organismi marini.  

Perché si pescano?

La pesca di oloturie è stata vietata con decreto ministeriale del 16 aprile del 2018 emesso dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, proprio per via di una ricerca divenuta ormai incontrollabile. I principali richiedenti sono i Paesi orientali. Le oloturie rappresentano, infatti, un alimento ritenuto di lusso nella cucina tradizionale. Ma il loro ruolo ecologico è ritenuto fondamentale e la decimazione della specie può comportare lo sconvolgimento di delicati ecosistemi marini.

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