Sgominato maxi giro di prostituzione con call center e case anche a Lecce

Cinque arresti della squadra mobile di Pescara. Fra gli indagati anche un salentino che gestiva un b&b e si occupava delle inserzioni

Foto di repertorio.

PESCARA – Cinque arresti su sette indagati complessivi. Due, al momento, sono ancora ricercati dalla polizia. E’ l’esito di un’indagine condotta dalla Squadra mobile di Pescara su un lucroso giro di prostituzione che avrebbe coinvolto più località italiane. Epicentro, il capoluogo abruzzese, dove avrebbero avuto un ruolo di primo piano Fabrizio Sola, 28 anni e Daniele Toro, 26 anni. Gli altri arrestati sono Fiorenzo Berardi, milanese di 52 anni, Alessandro Scarafile, 29, anni, originario di Francavilla Fontana, ma con la gestione di un b&b a Lecce, e Hesabel Gutierrez Ruiz, colombiana di 37 anni.

Le misure cautelari sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio. Quattro  degli arrestati sono finiti  in carcere, con l’accusa di aver preso parte a un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Solo la donna colombiana  si trova ai domiciliari: risponde dei soli reati di favoreggiamento e sfruttamento.

La indagini

Le indagini, dirette dal sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, hanno consentito di fare luce su un articolato sistema che, attraverso il reperimento di alloggi da destinare alla prostituzione e la pubblicazione degli annunci su siti specializzati, avrebbe consentito di trarre ingenti profitti agli indagati. Gli investigatori hanno scoperto diverse case d’appuntamento, in tutta Italia, riconducibili all’organizzazione, anche tramite intercettazioni telefoniche.

Stando agli esiti dell’inchiesta, i clienti sarebbero stati soliti telefonare a utenze pubblicate sui siti specializzati, cui in realtà rispondeva non direttamente la prostituta ma, dalla Spagna, come una sorta di call center, una donna, tuttora latitante, che procedeva poi a indirizzare la clientela verso le diverse case d’appuntamento sparse nella penisola.

Tramite alcuni fidati collaboratori, che si recavano presso le prostitute per riscuotere la percentuale sugli incassi, la donna, indagata oltre che per il reato associativo anche per lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione, avrebbe tatto vantaggio economico dalle prestazioni sessuali delle ragazze.

Le indagini della Sezione criminalità organizzata e straniera della Squadra mobile pescarese sono partite nel novembre del 2017, dopo un intervento di polizia in un appartamento nel centro di Pescara. Qui, le volanti identificarono una  giovane prostituta albanese, che aveva da pochi giorni preso in affitto quell'immobile per l'esercizio della sua attività.

Sono seguite acquisizioni documentali, ascolti di testimoni, perquisizioni e analisi dei dati telefonici degli indagati, finendo per delineare l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale. Sola e Toro, i due pescaresi, avrebbero addirittura costituito una vera e propria società per procacciare gli immobili da affittare poi, a prezzi fuori mercato, a donne e transessuali intenzionati a prostituirsi. In questo modo, avrebbero reperito e affittato, a titolo oneroso, solo a Pescara, circa una decina di appartamenti, tutti dediti alla prostituzione.

Immobili anche a Lecce

Altri immobili erano stati presi in affitto dai due pescaresi e poi impiegati per la stessa finalità a Roma, Firenze e Milano. Ai due è stata anche sequestrata una postepay, intestata a una terza persona, utilizzata per riscuotere i compensi dalle prostitute, che effettuavano ricariche sulla carta dopo averne ricevuto per foto gli estremi. Ma la presunta organizzazione era molto più estesa, tanto da avere in disponibilità appartamenti anche a Genova, Ferrara, Mantova, Cremona, Piacenza, Parma, Brescia, Lecce, Sammichele di Bari, Varese, Modena, Legnano e Gallarate.

Questi erano messi in disponibilità delle singole prostitute (che rimanevano solo per pochi giorni, per poi recarsi in un'altra casa d'appuntamenti riconducibile al sodalizio), che assicuravano così alle ragazze alloggio e pubblicizzazione degli annunci. Nel corso dell'indagine sono stati individuati circa trenta appartamenti destinati alla prostituzione, mentre sono una ventina circa le ragazze e i transessuali, di nazionalità albanese, rumena e sudamericana, di sarebbe stata sfruttata e favorita la prostituzione.

Berardi, il milanese, in tutto ciò avrebbe avuto il compito di tenere i contatti con le prostitute e raccoglierne gli incassi. Mentre Scarafile, il salentino, non solo era gestore di una struttura   ricettiva  a Lecce   dove    sono    state    rintracciate    alcune    prostitute, ma si sarebbe occupato anche della pubblicazione degli annunci per conto delle ragazze. La colombiana Gutierrez Ruiz, invece, è indiziata di aver reperito appartamenti a Genova, affittati poi a prezzi fuori mercato alla prostituta di turno.

Due donne, attualmente ricercate, di nazionalità straniera, gestivano  le fila dell'organizzazione. Una in particolare, dalla Spagna, raccogliendo le chiamate telefoniche dei clienti, li smistava verso le diverse case d'appuntamento, occupandosi anche di tenere i contatti con i pescaresi e con Scarafile per il procacciamento degli alloggi. L'altra indagata, di nazionalità romena, era addetta al controllo ed alla riscossione del  denaro provento  dell'attività di prostituzione per conto di Berardi.

Nel corso dell'indagine, con la collaborazione delle Squadre mobili delle provincie interessate, sono stati eseguiti decreti di perquisizione domiciliare nelle case  d'appuntamento,  a seguito  dei  quali sono stati acquisiti importanti elementi di riscontro.

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