Cronaca

Controlli su tracciabilità del pesce, guardia costiera multa due ristoranti

I locali, che sorgono nel centro della città, hanno subito sanzioni amministrative per mille e 500 euro. Ma uno dei gestori non ci sta e replica, carte alla mano: "Un problema nell'apposizione dei bollini, ma è tutto comunque tracciato e verificabile anche dalle fatture della Metro"

LECCE – Multe salate per due ristoranti leccesi e si tratta di nuovi episodi sulla filiera della pesca dopo quelli di Santa Maria al Bagno e Gallipoli dello scorso fine settimana. Ammonta a mille e 500 euro la sanzione comminata nei confronti dell’Alex One, il ristorante di piazzetta Arco di Trionfo, che sorge nel parco del Circolo Tennis, e del Play Sushi Bar di piazzetta Regina Maria.

I controlli nelle strutture ricettive del leccese si sono svolti nei giorni scorsi ad opera dai militari della guardia costiera di Gallipoli, su disposizione del comandante Giacomo Cirillo. Un buon numero di ristoratori sarebbe in linea con le normative di settore, ma nei due casi citati, spiega una nota della capitaneria “è stato rinvenuto del prodotto ittico congelato privo di etichetta e di documentazione probante la tracciabilità”. Da qui il sequestro amministrativo della merce, per circa 50 chilogrammi. In entrambi i casi va precisato che il pesce era assolutamente in ottimo stato. La questione riguarda la provenienza, che deve essere sempre accertabile.  

IMG-20131022-WA000-2Ma questa è davvero sempre dubbia? A volte soltanto un errore nell’apposizione dei bollini può comportare una pesante sanzione. Lo spiega chiaramente uno dei titolari multati (non certo il primo), Maurizio Sacquegno, del Play Sushi Bar di Lecce. Il quale tiene a fare chiarezza, a scanso di equivoci, spiegando, in merito a salmone e tonno (le specie che si trovavano nell’abbattitore): “Il nostro pesce non è affatto di dubbia provenienza e questo tengo a sottolinearlo. Viene acquistato presso la Metro”.

“Il problema – dice ancora Sacquegno, che ha anche inviato alla redazione i bollini che comprovano la tracciabilità - deriva dal fatto che il pesce, all’atto del controllo, era già stato tagliato, sfilettato e riposto nell’abbattitore. Era tracciata ogni singola vaschetta, ma non ogni pezzo. Purtroppo si era scaricato l’inchiostro della stampante e non è stato possibile fotocopiare e apporre subito il bollino su ogni singolo parte”. Va detto anche che il pesce è stato acquistato martedì scorso, che l’abbattimento dura fra le 24 e le 36 ore e che il controllo risale a venerdì.  

“E’ stato un errore, forse – prosegue -, ma la provenienza di tutto il pescato è facilmente dimostrabile dal peso, che è congruo rispetto alle fatture esibite. Acquistati 60 chili, una volta ripulito il pesce di teste, code e colonne vertebrali, risultava di poco meno di 40. Cioè, proprio la quantità finita sotto sequestro”. Chiariti i fatti, è già pronta un’istanza di dissequestro. 

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