Pestaggio e sequestro di persona, il pm: “Condannateli a 66 anni”

Formulate le richieste di pena nel processo ai sei uomini accusati di aver picchiato e sequestrato due persone, ritenendole responsabili di un furto, a Carmiano, e con la pretesa di ricevere 8mila euro come risarcimento

CARMIANO - E’ di undici anni, un mese e venti giorni di reclusione la richiesta di condanna avanzata per ciascuno dei sei uomini accusati di aver picchiato e sequestrato due persone, ritenendole responsabili di un furto, e dalle quali avrebbero preteso la somma di 8mila euro come risarcimento.

L’istanza formulata in mattinata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, il magistrato titolare delle indagini condotte con i carabinieri della tenenza di Copertino e della compagnia di Gallipoli, non ha risparmiato Ivan Petrelli, 41 anni, di Carmiano. A nulla sono valse le dichiarazioni rilasciate dall’imputato e dai presunti complici durante il processo riguardo il suo mancato coinvolgimento nella vicenda avvenuta il 10 settembre 2018,  e in seguito alle quali gli avvocati difensori Paolo Spalluto e Arturo Balzani avevano provato a ottenere la revoca del carcere.

Il magistrato ha tenuto il punto, non cambiando di una virgola le accuse già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nell’ottobre 2018 con l’operazione “I soliti sospetti” (dal nome del celebre film).

Sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni sono questi i reati di cui rispondono dinanzi alla Corte d’Assise di Lecce (composta dal presidente Pietro Baffa, dalla collega Francesca Mariano e dai giudici popolari), oltre che Petrelli, anche Cristian Quarta, 27enne di Carmiano, Marco Paladini, 32enne di Carmiano, Stefano Gabellone, 42enne di Monteroni di Lecce, Eupremio Lauretti, 44enne di Carmiano, e Gianfranco Quarta, 42enne di Carmiano.

Dopo la requisitoria del pm, sono iniziate le discussioni del legale di parte civile Francesca Conte e dei difensori degli imputati, gli avvocati Spalluto, Balzani, Luigi e Roberto Rella, Cosimo D’Agostino, Ladislao Massari, Giovanni Erroi. Questi hanno provato a smontare la tesi accusatoria, in particolare riguardo alla richiesta estorsiva: a proporre la somma di 8mila euro sarebbero state le stesse vittime – nei confronti delle quali sono in corso indagini proprio per il furto nell’abitazione del padre di uno dei componenti del gruppo - come corrispettivo del maltolto.

Starà alla Corte stabilire come siano andate le cose nella sentenza che sarà emessa giovedì prossimo.

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