Pestati e sequestrati dal gruppo perché accusati di un furto, inflitti 66 anni di reclusione

E’ di 11 anni a testa il verdetto emesso per i sei imputati accusati di aver picchiato e sequestrato due uomini, pretendendo 8mila euro come corrispettivo del maltolto

CARMIANO - Volevano farsi giustizia da soli: punire i due uomini ritenuti responsabili di un furto nell’abitazione di un familiare, pretendendo con violenza 8mila euro come corrispettivo della refurtiva. Di questo rispondevano i sei imputati identificati attraverso le indagini condotte dal pubblico ministero Paola Guglielmi con i carabinieri della tenenza di Copertino e della compagnia di Gallipoli, che oggi sono stati condannati a undici anni di reclusione a testa.

Sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni, i reati contestati al gruppo di cui avrebbero fatto parte Ivan Petrelli, di 41 anni, Cristian Quarta, di 27,  Marco Paladini, di 32, Eupremio Lauretti,di  44, e Gianfranco Quarta, di 42. Tutti di Carmiano; Stefano Gabellone, 42enne di Monteroni di Lecce.

Stando alle indagini, quella del 10 settembre 2018 fu una vera e propria spedizione punitiva: le vittime sarebbero state prese a pugni al volto e in altre parti del corpo, in casa, alla presenza di una donna con un neonato in braccio; poi condotte con la forza in auto nelle campagne tra Carmiano e Salice Salentino e rimesse in libertà solo quando promisero di consegnare la somma di denaro richiesta.

Nel dispositivo letto in mattinata dal presidente della Corte d’Assise di Lecce Pietro Baffa (e composta dalla collega Francesca Mariano e dai giudici popolari) che ha calcato le pene richieste dal pm titolare del fascicolo denominato “I soliti sospetti” (dal nome del celebre film), è stato riconosciuto anche il risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, a una delle persone offese (parte civile con l’avvocato Francesca Conte), oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nel processo, gli avvocati difensori (Paolo Spalluto, Arturo Balzani, Luigi Rella, Cosimo D’Agostino, Ladislao Massari, Giovanni Erroi) hanno cercato di smontare le accuse, sostenendo in particolare che non si trattò di una richiesta estorsiva, ma di una proposta di risarcimento avanzata dalle stesse vittime (nei confronti delle quali sono in corso indagini proprio per quel furto considerato l’antefatto), e ora attenderanno di conoscere le motivazioni (entro sessanta giorni) per poter ricorrere in appello.

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