Cronaca

Nella metà dei campioni presenti pesticidi. Pere e spinaci in testa

Dati in linea con la media nazionale ed europea, ma la compresenza di più fitofarmaci preoccupa i ricercatori perché gli effetti congiunti non sono mai stati studiati

Una foto della campagna

LECCE – Pesticidi in circa la meta dei 2mila 231 campioni alimentari esaminati. Sono i dati del rapporto di Arpa Puglia per il biennio 2013-2014, appena pubblicati, che saranno presentati questa sera, nel corso di un convegno a Castiglione d’Otranto nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Zona non avvelenata” lanciata dalla Casa della Agriculture “Tullia e Gino”.

Lo stesso rapporto – che integra il piano di controllo della Regione Puglia – ricorda che “l’impiego di prodotti fitosanitari permette all’uomo di proteggere le colture vegetali dagli organismi nocivi e di migliorare la produzione agricola. Tuttavia, spiegano gli specialisti, l’uso di fitofarmaci costituisce un rischio, in quanto residui delle sostanze attive possono persistere negli alimenti e quindi essere ingeriti dall’uomo o dagli animali".

La frutta è la componente alimentare che manifesta la presenza più significativa di residui fitosanitari, riscontrati nel 78 per cento dei campioni esaminati del 2014 (in aumento sull’anno precedente) con punte del 100 per 100 nelle pere e di oltre il 90 per cento per uva e fragola. Alte percentuali anche per mele, arance, banane e pompelmi. Bisogna aggiungere che solo nell'1 per cento dei casi i valori hanno superato i limiti di legge che, a loro volta, non solo indicatori tossicologici (non rappresentano cioè necessariamente un rischio per il consumatore), ma parametri previsti per rendere possibile il commercio delle derrate. I dati, nella loro globalità, sono stati giudicati in linea con la media nazionale ed europea.

Tra gli ortaggi il 47 per cento delle analisi ha evidenziato positività: in particolare tutti i campioni di sedano e spinaci hanno fatto riscontrare l'utilizzo fitofarmaci. Nel complesso la percentuale di irregolarità si attesta al 3,6 per cento Nei cereali e derivati e negli oli, è relativamente bassa la presenza di campioni mono e multi residuo, mentre per il vino si riscontra la presenza di residui nel 51per cento dei campioni e la presenza simultanea da 2 a 5 residui nel 24 per cento dei casi.

Un dato preoccupante, secondo i ricercatori, è la compresenza di più sostanze all’interno dello stesso campione, perché non sono mai stati studiati gli effetti congiunti: oltre il 18 per cento dei campioni del 2014 rivelano più di quattro residui: nelle albicocche sono stati trovati fino a 5 residui, nelle mele fino a 6, nelle arance, pesche, pompelmi fino a 7, nelle fragole e pere fino a 9 e nell’uva fino a 15 residui; nel caso dell'uva è stato notato l'utilizzo di più principi attivi allo scopo di rimanere sotto la soglia, che altrimenti sarebbe superato con il ricorso a un solo fitofarmaco.

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