Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Pet Tac, sentenza inequivocabile: il bilancio non sopravanza mai la salute

Il giudice Sergio Memmo del Tribunale di Lecce, dopo l’ennesimo appello presentato dalla Regione contro una delle numerose sentenze in cui è stato ordinato il rimborso delle spese sostenute da parte di ammalati di cancro, è entrato nel merito. Esulta il Codacons

LECCE – Non c’è impedimento organizzativo o problema di bilancio che tenga di fronte alle esigenze di un malato grave, cui la vita sia appesa a un filo. Le vittorie del Codacons di Lecce sul fronte della tutela dei malati oncologici, con le condanne ormai in serie alla Regione Puglia, ormai quasi non fanno più storia. Peccato che, obbligata a pagare le spese per le analisi Pet Tac, puntualmente resista e proponga appello. Per la prima volta, però, si entra anche nel merito della questione. E se non è la pietra che pone fine alla querelle, è comunque un punto importante per chi, fino a oggi, ha sostenuto con fermezza i diritti dei malati. 

Il giudice Sergio Memmo del Tribunale civile di Lecce, infatti, dopo l’ennesimo appello presentato dai piani alti via Capruzzi contro una delle numerose sentenze in cui è stato ordinato il rimborso delle spese sostenute da parte di ammalati di cancro, ha fornito una lunga e dettagliata spiegazione in cui, fra le righe, si può forse leggere una sorta di messaggio: inutile accampare giustificazioni, perché anche il più valido dei motivi impallidisce di fronte a una vita in bilico.

Secondo l’avvocato Massimo Todisco, che per il Codacons ha seguito tutte le cause, entrare nel merito è stato un traguardo importante nella vicenda che si trascina ormai da quattro anni e che vede contrapposti pazienti salentini da un lato e Regione Puglia dall’altro. E’ la prima volta in Italia su ciò accade su specifico argomento, infatti, e si accerta che “il diritto primario alla tutela della salute, quale fondamentale diritto dell’individuo, rientra fra quelli inviolabili della persona ed è oggetto, pertanto d’incondizionata protezione”.

Basterebbe già questa locuzione a dire tutto, ma il giudice si spinge oltre e prosegue in un’analisi molto dettagliata, che non lascia spazio a dubbi. “Nell'ipotesi che a fondamento della domanda di un assistito del servizio sanitario nazionale, rivolta ad ottenere il rimborso di spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla Regione, vengano dedotte ragioni di urgenza - che comportano per l'assistito pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive non ottenibili dalla struttura pubblica - manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione, non essendo rilevante in contrario l'eventuale discrezionalità tecnica nell'apprezzamento dei motivi di urgenza”.

Ovvero: “Atteso che oggetto della domanda è il diritto primario e fondamentale alla salute, il cui necessario temperamento con altri interessi, pure costituzionalmente protetti - quali l'esistenza di risorse del servizio sanitario nazionale con le conseguenti legittime limitazioni con leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali - non vale a privarlo della consistenza di diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario”.

Il giudice afferma quindi che “i medesimi principi siano applicabili nel caso in cui l’assistito affetto da patologie oncologiche richieda urgenti prestazioni di natura ambulatoriale che la struttura pubblica non è in condizioni di erogare”.

Come dire: in assenza di strutture pubbliche che siano in grado di garantire l’esecuzione dell’esame Pet Tac in tempi brevi nel territorio di competenza dell’Asl di Lecce o in quelle vicine, per il giudice è giusto che la Regione Puglia eroghi il rimborso. E non vi sono esigenze di contenimento della spesa pubblica che tengano. Tuttavia, la Regione continua a resistere in primo grado, nei processi che risultano ancora pendenti, proponendo appelli ed omettedo di ottemperare spontaneamente alle condanne ricevute. Il Codacons di Lecce, ora, con questa sentenza in mano, si augura che i vertici regionali si ravvedano da quello non esita a definire “un drammatico errore”.

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