Picchiata a sangue, alla fine cede e racconta i mesi di inferno: arrestato il fidanzato

Lei 42, leccese, lui più giovane, originario del Marocco. Il pestaggio è iniziato in un bar ma la donna, intervenuti gli agenti e il 118, ha rifiutato il trasporto in ospedale e non ha denunciato. Poco dopo è stata raggiunta a casa e ha richiamato il 113

Foto di repertorio.

LECCE – Si è presentata agli occhi degli agenti della volante, intervenuti su sua chiamata, con il naso sanguinante, il volto tumefatto e con segni di profondi graffi sul collo. Ha raccontato di essere stata picchiata dal suo fidanzato, mentre il fratello di lui spiegava di essere intervenuto per porre fine al pestaggio.

L’ennesimo episodio di violenza contro una donna è avvenuto nella serata di ieri, prima all’interno di un bar, poi all’esterno nonostante il tentativo di alcuni avventori di fermare la furia dell’aggressore. In un primo momento la vittima ha rifiutato sia il trasporto in ospedale che di denunciare il suo aguzzino, limitandosi a confermarne le generalità cui i poliziotti erano risaliti identificando il fratello.

Lei 42 anni, leccese, lui 34, originario del Marocco, finito poi in carcere con l’accusa di lesioni, minacce e maltrattamenti in famiglia. Quello di ieri sera, si sarebbe scoperto in un secondo momento, non è stato un fatto isolato. Negli ultimi mesi l’uomo, A.E. aveva preso l’abitudine di alzare il gomito ma anche le mani, e più di una volta in presenza delle figlie, nei confronti della donna, minacciata anche di morte. Particolari appresi solo dopo che, rientrata a casa intorno alle 23 una volta ricevute le medicazioni del caso, la 42enne è stata raggiunta dall’uomo, che palesava intenzioni non diverse da quelle violenta che lo avevano animato poco prima.

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A quel punto la vittima ha ricomposto il numero 113 chiedendo l’intervento degli agenti che, una volta sul posto, hanno portato il marocchino in questura e accompagnato la donna al “Vito Fazzi” di Lecce dove le veniva riscontrato un trauma cranico con perdita di coscienza, una ferita lacero contusa, aumento del flusso di sangue nei tessuti molli del collo, sul quale erano evidenti segni di costrizione, escoriazioni multiple agli arti superiori e stato d’ansia. Il tutto giudicato guaribile in 25 giorni.

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