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Picchiata, dopo le violenze subite dal padre: un anno e 8 mesi al marito

Emessa la sentenza di patteggiamento nei riguardi del 39enne di Taurisano accusato di aver maltrattato la moglie che per anni era stata abusata dal padre, già condannato a 17 anni

TAURISANO - Dopo i ripetuti abusi subiti dal padre che l’aveva resa madre a diciotto anni, dopo un primo aborto vissuto a quindici, pensava di aver trovato la felicità. E, invece, l’uomo con il quale pensava di poter chiudere quel libro dell’orrore in cui era stata per troppi anni la sfortunata protagonista e riscriverne uno tutto nuovo, l’avrebbe resa vittima ancora una volta: in preda ai fumi dell’alcol, l’avrebbe picchiata, umiliata e offesa anche davanti alla figlia minorenne.

Il finale di questa triste storia è arrivato nei giorni scorsi, quando l’ex marito, un 39enne di Taurisano, è riuscito a concordare un anno e otto mesi di reclusione, col beneficio della pena sospesa, con il giudice Laura Liguori.

Inizialmente, l’imputato aveva chiesto (attraverso gli avvocati Ada Alibrando e Mario Urso) di essere giudicato con il rito abbreviato e durante l’udienza preliminare, la vittima si era costituita parte civile (con l’avvocato Francesco Della Corte), chiedendo come risarcimento la somma di ottantamila euro. Ma l’istanza della donna è venuta meno in seguito alla sentenza emessa con il rito del patteggiamento (scelto successivamente dalla difesa) che non contempla ristori e potrà essere presentata in sede civile.

Le indagini partirono proprio nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefania Mininni sul padre della malcapitata, finito in carcere (su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Cinzia Vergine) nel dicembre del 2018, per aver abusato di lei per quindici anni, sin da quando era una bambina di nove, e di averla resa madre, e condannato in primo grado per violenza sessuale a diciassette anni di reclusione. La pena fu poi quasi dimezzata nel processo d’appello terminato lo scorso settembre, a 17 anni, avendo la Corte ritenuto che alcuni degli episodi contestati (quelli fino al 2008) fossero andati in prescrizione.

Agli inquirenti, la giovane raccontò di aver subito angherie prima dal genitore e, in seguito, anche dall’uomo con cui sperava di ricominciare d’accapo e costruirsi una famiglia felice.

Un progetto sfumato proprio perché il 39enne avrebbe sfogato su di lei, tutte le volte che beveva troppo, la sua rabbia e la sua aggressività, non solo insultandola ma prendendola anche a pugni, sin dall’inizio della convivenza, nel 2011, e anche dopo il matrimonio.

Tra le vicende più gravi finite al vaglio della magistratura, ce ne è una avvenuta nel 2017, quando il coniuge l’avrebbe strattonata per toglierle il cellulare e lei, dopo essere svenuta, riuscì a scappare e  chiedere l’intervento dei sanitari del 118.

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