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Piratavano il segnale della pay tv, quindici indagati. Eseguite perquisizioni

Nei guai il titolare e i soci di un'azienda informatica di Carmiano, che avrebbero cretao un vero e proprio business per vedere in maniera illecita la tv a pagamento

LECCE – Si è rivolto alla magistratura per denunciare i comportamenti illeciti di un suo dipendente, accusandolo di essersi appropriato indebitamente di somme di denaro riscosse per conto dell’azienda ma incassate a titolo personale. Le indagini, condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Lecce, su delega del sostituto procuratore della Repubblica, Maria Rosaria Micucci, hanno fatto emergere un quadro ben diverso.

L’attiva investigativa, i riscontri, gli accertamenti e gli ascolti delle persone informate sui fatti, hanno evidenziato come M.C., 35enne di Carmiano, titolare di un’azienda di servizi informatici del posto, fosse in realtà il “regista” di un’associazione dedita alla vendita illecita e all’installazione, in tutta la provincia di Lecce, di apparati per la decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere e via satellite, in violazione della legge sul diritto d’autore.

Un’indagine puntuale e complessa quella condotta dagli uomini guidati dal colonnello Francesco Mazzotta, che con la sua esperienza e il suo fiuto investigativo ha scandagliato a fondo l’attività della società. Il 35enne, con gli altri quattro soci: D.D.L., 34enne; I.P., 42enne; C.P., 36enne (tutti di Carmiano) e R.N., 35enne di Novoli; avrebbe creato una fiorente attività commercializzando apparati per vedere in maniera illecita la pay tv, fornendo un codice d’accesso criptato. Si tratta di un’indagine assai importante nel panorama nazionale, in cui è emersa una modalità del tutto nuova nel panorama della pirateria audiovisiva. Il codice fornito, infatti, viene inserito nell’applicazione installata all’interno del box, consentendo la visione a titolo gratuito di tutti i programmi della pay tv.

Figura chiave, nell’attività illecita, quella di un 54enne di Leverano, F.M., che si occupava dell’attivazione e della riscossione dei pagamenti “in nero” del servizio “pirata” da parte di molti clienti beneficiari degli abbonamenti.    

Quindici le persone indagate complessivamente, a vario titolo, nell’ambito dell’inchiesta, per aver illecitamente venduto e installato apparecchi atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad acceso condizionato effettuate via etere e via satellite. Nei loro confronti il pubblico ministero ha emesso un decreto di perquisizione per le abitazioni, così come per la sede dell’azienda informatica, alla ricerca di decoder e apparati elettronici contenenti codici d’accesso.

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