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Pistole "mascherate" da penne e munizioni dal Montenegro, due condanne

Si è concluso il processo d’appello per i due giovani leccesi accusati di aver trasportato armi dal loro paese d’origine: sette anni per Ahmetovic e 4 anni e dieci mesi per Bahtijari

LECCE – Sembravano tre penne, ma in realtà erano armi da guerra. E non furono le sole a finire nelle mani dei finanzieri, al termine dell’operazione terminata nel marzo 2019 con l’arresto di due giovani: Denis Ahmetovic, di 24 anni, e Suad Bahtijari, di 25, nati e residenti a Lecce. Per loro, l’accusa era di aver trasportato in Italia armi e munizioni dal paese di cui sono originari, il Montenegro.

Nei giorni scorsi, è arrivata la sentenza nel processo d’appello che ha alleggerito le pene inflitte in quello di primo grado discusso col rito abbreviato davanti al giudice Giulia Proto: da otto anni di reclusione a sette anni, un mese e dieci giorni, più 15.866 euro di multa per Ahmetovic; da sette anni a 4 anni, dieci mesi e venti giorni, più 12.133 euro per Bahtijari.

Fondamentale a risalire ai due imputati (difesi dagli avvocati Stefano Stefanelli e Benedetto Scippa) fu un precedente arresto, quello di Andrea Nurce, un 23enne galatinese (per il quale si è proceduto separatamente), fermato a Bari, mentre rientrava proprio dal Montenegro. I funzionari della dogana e le “fiamme gialle” trovarono nel serbatoio di benzina della sua auto dodici armi da sparo, di cui tre da guerra e una clandestina, e 23 cartucce. Secondo le indagini, ad aver ingaggiato il ragazzo del trasporto in cambio di 6mila euro furono proprio Ahmetovic e Bahtijari, in casa dei quali gli uomini del Gico del Nucleo di polizia-economico finanziaria della guardia di finanza di Lecce fecero altre scoperte: altre sei pistole, quattro delle quali clandestine.

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