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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Pm antimafia e giudice ancora nel mirino: tra domande e silenzi “istituzionali”

L'aggressione architettata da un arrestato del blitz "The Wolf" ai danni della sostituta procuratrice Ruggiero risale all'estate, ma le minacce a lei e alla gip Mariano sono proseguite: pochissime parole di solidarietà da parte dei politici

LECCE - Se la lettura dei verbali contenenti le dichiarazioni di Pancrazio Carrino danno alcune risposte, da vagliare comunque con attenzione, allo stesso tempo pongono qualche interrogativo. E qualche riflessione.

Innanzitutto, molti "addetti ai lavori" ritengono che il pericolo che corrono la sostituta procuratrice della Dda di Lecce Carmen Ruggiero e la giudice del tribunale salentino Maria Francesca Mariano non solo sia concreto, ma che la matrice vada rintracciata in un'inchiesta in particolare, che nell'estate 2023 ha inferto un duro colpo a un presunto clan della Sacra Corona. L'ultimo episodio di minacce alla giudice Mariano ha indotto chi di competenza a rafforzare le misure di sicurezza. Quindi, che giudice e sostituta procuratrice siano nel mirino, è pacifico.

Un'indagine su questi fatti deve esistere per forza di cose, ma la competenza territoriale per casi che vedono coivolti magistrati leccesi appartiene alla procura di Potenza. Ovviamente, indagini in corso vuol dire "bocche cucite". Ed è giusto così. Il problema è che la quasi totalità del mondo politico nazionale ha la "bocca cucita". Di attestati pubbilci di solidarietà alle due magistrare se ne contano davvero pochi. Per ricostruire ciò che si prova a raccontare, la progressione temporale degli eventi può aiutare.

La cronistoria (nota) della vicenda

Il 18 luglio 2023, all'alba, i carabinieri della compagnia di San Vito Dei Normanni eseguono 22 ordinanze di custodia cautelare: è l'operazione "The Wolf". L'inchiesta è condotta dalla sostituta procuratrice della Dda di Lecce Carmen Ruggiero. Le ordinanze portano la firma della gip del tribunale salentino Maria Francesca Mariano. Alcuni indagati irreperibili saranno assicurati alla giustizia nei mesi seguenti. Il 31 luglio, in un'aula del carcere di Lecce, si svolge un interrogatorio. Lo conduce la sostituta procuratrice Carmen Ruggiero. Di fronte a lei c'è un 42enne di San Pancrazio Salentino, arrestato a luglio perché ritenuto affiliato al clan "Lamendola-Cantanna", area Scu.

A fine settembre la giudice Mariano finisce sotto scorta a causa di minacce ricevute. Il 23 ottobre, nel carcere di Terni, Carrino rilascia delle dichiarazioni al sostituto procuratore ternano Raffaele Pesiri: lui non ha voluto davvero collaborare con la giustizia, ma voleva aggredire la sostituta procuratrice Carmen Ruggiero, ma per fortuna non ha potuto attuare il suo disegno. A novembre, il presunto boss del clan e suo padre si dissociano dalle minacce ricevute dalle due magistrate, che continuano a ricevere minacce. Infine, l'ultimo episodio ai danni della giudice Mariano risale ai primi di febbraio.

Qualche riflessione sulle minacce

Ora, alla luce di questi eventi, è possibile avanzare qualche riflessione. Occhio alle date. Si metta da parte il primo verbale stilato da Carrino e si prenda per buono solo il secondo, in quanto il primo - afferma - era strumentale al proprio piano di vendetta. Quindi il 23 ottobre Carrino, oltre a raccontare il suo piano - fortunatamente non andato a buon fine - per aggredire la sostituta procuratrice Carmen Ruggiero, parla della scorta alla giudice Maria Francesca Mariano attivata dopo le minacce. E usa l'aggettivo "mie". Carrino è in carcere da luglio, le minacce sono state indirizzate nei mesi seguenti, dunque durante la detenzione dell'allora indagato.

Si ragiona per ipotesi bandosi su episodi noti, non è detto che ci sia un fatto attualmente sconosciuto che possa cambiare radicalmente il quadro. La prima: Carrino ha qualcuno che veicola le pesanti intimidazioni alle due magistrate. La seconda: qualcuno ha "seguito l'esempio" di Carrino ma non è in contatto con lui. La terza: gli episodi sono avvenuti indipendentemente da Carrino. In ogni caso, c'è a piede libero qualcuno che è capace di portare a bersaglio tali intimidazioni.

Poche dichiarazioni di solidarietà

Quanto raccontato sinora induce a un'ulteriore riflessione, quella sulle "bocche cucite". La sgradevole (per usare un eufemismo) impressione è che quasi tutto il mondo politico nazionale non abbia colto il pericolo reale che corrono le due magistrare. Dopo l'ultimo episodio, la testa di agnello con tanto di coltello "recapitata" alla giudice Mariano, le reazioni e la solidarietà nei loro confronti è merce rara.

Se si esclude il presidente della Commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, Renato Perrini, il vicepresidente della Commissione Antimafia e deputato brindisino Mauro D'Attis, i deputati Saverio Congedo (FdI) e Leonardo Donno (M5S), non ci sono tracce nelle agenzie nazionali di solidarietà esplicita alle due magistrate. Non risulta un'attestazione pubblica da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che pure ha sempre dichiarato di essersi votata alla politica sull'onda dello sdegno per la morte di Paolo Borsellino. Non una parola dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che pure era un inquirente.

Salento, remota provincia dell'impero

La classe politica nazionale è sempre prodiga di dichiarazioni, magari per scagliarsi contro le intercettazioni. Eppure, a parte le lodevoli eccezioni elencate, le due magistrate Ruggiero e Mariano hanno goduto di poche attenzioni. E, purtroppo, anche a livello mediatico: possibile che questi episodi debbano essere rubricati a testi buoni per rapidi sottopancia o servizi in sordina? L'impressione sgradevole è che quanto accade in Salento non sia degno d'attenzione, anche quando si parla di lotta alla criminalità organizzata. Così un cittadino si può fare l'idea di non essere precisamente in Italia, ma in una remota provincia dell'impero, i cui fatti giungono nei palazzi che contano in ritardo e non nelle giuste proporzioni.

Ecco, tra una dichiarazione lunare su presunti complotti della magistratura e intercettazioni "eccessive" (in base a cosa, non è dato capire), non è forse il caso di spendere due parole pubbliche nei confronti della sostituta procuratrice Carmen Ruggiero e della giudice Maria Francesca Mariano? Non che loro ne abbiano bisogno, sia chiaro, il loro lavoro non conosce stop o pause. Sono i salentini ad averne bisogno, affinché non si sentano remota provincia dell'impero, ma cittadini come gli altri nel resto della Penisola.

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