Cronaca

Polemica a Spongano: i vip contro il progetto "Le More"

Un progetto di struttura ricettiva nelle campagne, fra gli ulivi, contestata da una lettera firmata da alcuni personaggi del mondo dello spettacolo: al di là della polemica mediatica, protesta giusta?

Ulivi nelle campagne di Spongano

È evidentemente un periodo questo di piccoli grandi casi nel Salento: se da un lato tiene banco l'ipotesi di un film erotico al Faro di Palascia, firmato Tinto Brass, nell'entroterra salentino, da qualche giorno, sta creando dibattito e discussione l'ipotesi di un progetto, che prevede la realizzazione di una struttura ricettiva nelle campagne di Spongano, riserva di ulivi ed alberi secolari, (precisamente nella zona detta "Mattia"), con la costruzione di alcuni bungalow interamente in pietra viva, su modello delle "pajare". Il progetto in questione è di fatto divenuto l'oggetto del contendere di una polemica ingenerata da una lettera - richiesta di salvaguardia del territorio firmata da volti noti (tra cui Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Lunetta Savino, Diego Abatantuono, Marco Tullio Giordana, Serena Dandini, Paola Pitagora, Giuseppe Bertolucci, ecc), che amano villeggiare nella cittadina durante i periodi vacanzieri. Il progetto "Le More" (questo il nome della contrada su cui dovrebbe vedere la luce la struttura ricettiva contestata), presentato allo sportello delle Attività produttive del comune, ha ottenuto dapprima per legge un rigetto, trattandosi di un complesso turistico da realizzare in variante in una zona agricola.

Il comune ha successivamente convocato una conferenza dei servizi, prevista per il 19 giugno scorso, chiedendo l'intervento ed il parere della Regione sul progetto e su un'eventuale variante al piano fabbricazione. Poi l'improvviso ed inatteso appello dei vip ha creato di fatto un autentico putiferio mediatico: l'accusa recondita contenuta nel testo della richiesta è quella di un progetto che rischia di snaturare il tipico del territorio. I vip, dunque, hanno vestito per l'occasione l'abito degli strenui difensori del patrimonio territoriale, a fianco di alcuni cittadini locali, che hanno di fatto promosso per primi l'iniziativa. Di conseguenza, la Regione ha chiesto tempo e modo di poter approfondire la questione, per vederci chiaro, annullando l'imminente e prevista conferenza dei servizi. L'assessore all'urbanistica regionale, Angela Barbanente, nei giorni scorsi, non ha fatto mancare una propria esternazione circa qualche perplessità personale riguardo al progetto in questione. Mauro Rizzelli, titolare dell'omonima ditta e uomo del progetto contestato, si difende, definendosi tutt'altro che "uno speculatore edilizio": stanco del polverone suscitato, mantiene sempre i toni pacati e precisa: "Non m'interessa sollevare ulteriori polemiche; del resto non sono un'immobiliarista che deve ad ogni costo porre in essere questo progetto. Se mi permettono di realizzarlo, bene, altrimenti non voglio assolutamente il muro contro muro". "Dispiace solo - prosegue - riscontrare l'ipocrisia di questa protesta, perché i firmatari illustri, in realtà, non hanno avuto modo di vedere il progetto e, dunque, dubito che sappiano di cosa davvero si tratti. Il mio è un progetto che guarda al territorio, con la promozione di ciò che è tipico del luogo, e che non si esaurisce con i quindici bungalow di cui si è finora parlato. Ma ripeto: non voglio assolutamente realizzarlo ad ogni costo".

Ma la vicenda rischia di fatto di restare intruppata in una cornice di eccessiva spettacolarizzazione, dentro la quale le illustri firme, volenti o nolenti, sembrano averla confezionata: uscire dalla querelle mediatica e dal fronzolo del gossip è un'esigenza determinante per cogliere in profondità quali sono i reali valori in campo. Si tratta, in fondo, di capire una volta per tutte quale destino attende la proposta turistica del Salento, soprattutto in realtà piccole come quella di Spongano, che spesso risultano costrette ad una sorta di "amministrazione tout court" del territorio, dovendo spesso sottrarre spazio a proposte che facilitino occasioni di sviluppo occupazionale. Nello specifico del caso, ci sarebbe anche da chiedersi se tutto questo allarmismo sia giustificato, visto che, ad oggi, non è ancora chiaro nei particolari il progetto. Quando si tratta di questioni ambientali, è sempre giusto porre la massima vigilanza e la doverosa attenzione a vietare la messa in atto di eventuali devastazioni (che nel Salento ci sono state e che talvolta persistono), ma il rischio è anche quello di essere giunti precocemente a conclusioni affrettate, senza le opportune verifiche.

Si tratta di risolvere, insomma, una volta per tutte, il dilemma tra ricettività turistica e tutela del paesaggio, cercando di comprendere se le due realtà siano davvero cosi incompatibili come si vogli far credere o se esista concretamente una via di mezzo che permetta di coniugare entrambe le necessità, senza aver paura del progresso o gridare allo scandalo delle devastazioni. Qualsiasi sia la risposta definitiva al problema, non sarebbe di poco conto: è in gioco la tanto invocata "vocazione turistica" territoriale e la sua stessa identità.

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