Pomeriggio di alta tensione in città, sfila tra le vie del centro il corteo antifascista

Un corteo di circa trecento persone, partito da viale dell'Università, ha attraversato le vie della città per protestare contro il raduno di CasaPound a Lecce. Non sono mancati momenti dimensione, con la polizia a presidiare le strade in tenuta anti sommossa. I manifestanti hanno lanciato bombe carta e imbrattato muri

Una prospettiva del corteo.

LECCE – Hanno sfilato per le vie del centro vestiti completamente di nero, con (nel caso di una trentina di persone, forse poco più) i volti coperti, stringendo nelle mani mazze e bastoni. Di fatto nel tardo pomeriggio la città è divenuta ostaggio del corteo che, da Porta Napoli, si è diretto verso il centro del capoluogo salentino. La componente antagonista, vicina al movimento anarchico, ha decisamente preso la guida del corteo mentre le associazioni, tra cui Anpi e Arci che pure erano in presidio, così come nei due giorni scorsi, si sono ritrovate decisamente in minoranza. Il corteo organizzato dal centro sociale "Binario 68" aveva in precedenza sfilato senza alcun problema di ordine pubblico lungo via Manifattura Tabacchi e viale degli studenti per ricongiungersi quindi con gli altri manifestanti. Ed è stato nella seconda parte del pomeriggio che si sono verificati momenti di tensione.

Un gruppo compatto formato da circa trecento persone che, dietro lo striscione “E’ troppo tardi per stare calmi! Lecce antifascista”, ha palesato tutto il proprio dissenso per il raduno nazionale che “il 5-6-7 settembre, l’organizzazione neofascista CasaPound – come riportato in un volantino distribuito lungo il tragitto del corteo – ha indetto a Lecce”. Un corteo di protesta i cui militanti hanno deciso di “scendere in strada per contrastare il neo-fascismo, le istituzioni locali e i politici che hanno garantito la realizzazione di questo raduno”. In particolare, i gruppi hanno puntato il dito contro chi, “come Congedo, Poli Bortone e Borghezio, ha dato sostegno reale”, e altri che hanno espresso un tacito consenso.

Sin dai primi momenti la tensione è stata alta, con digos, polizia, carabinieri e guardia di finanza schierati in tenuta anti sommossa su viale dell’università. Il corteo, non autorizzato dalla questura, ha poi raggiunto viale De Pietro. Solo la macchina organizzativa delle forze dell’ordine (e il buon senso di buona parte dei manifestanti), ha evitato che ci fossero incidenti e che la situazione degenerasse. In particolare, gli opposti schieramenti si sono fronteggiati nei pressi del tribunale di Lecce. Lunghi minuti di tensione che, fortunatamente, si sono risolti in un nulla di fatto. Il cordone delle forze di polizia ha saggiamente deciso di indietreggiare per evitare scontri e situazioni di pericolo alla città e alla cittadiIMG_5598-2nanza. La manifestazione ha poi raggiunto la prefettura (presidiata da polizia e guardia di finanza, mentre la villa comunale è stata chiusa pe motivi di sicurezza) per poi svoltare per via Trinchese, gremita dal passeggio del sabato pomeriggio.

Nel mezzo, cori antifascisti, lancio di bombe carta (anche nella centralissima via Trinchese, seminando il panico tra i passanti), fumogeni, e insulti per poliziotti e giornalisti. Lungo il tragitto, i manifestanti hanno imbrattato i muri della città con slogan contro la Tap, il fascismo, il capitalismo e gli “sbirri assassini”; affiggendo manifesti contro l’amministrazione leccese, i fascisti da colpire e i marò definiti “assassini”. Nei pressi di piazza Mazzini alcuni dei manifestanti hanno spiegato il senso e i motivi della protesta, esprimendo a chiare lettere il dissenso contro chi ha autorizzato il raduno di CasaPound nel capoluogo salentino. Bersaglio principale Erio Congedo, minacciato di ritorsioni.

Insulti anche contro poliziotti (definiti servi e assassini) e quei giornalisti che, per lavoro dovere di cronaca, hanno seguito il corteo. Dopo aver percorso altre vie del centro, la manifestazione ha raggiunto piazza Sant’Oronzo (anche qui scritte con bombolette spray e manifesti), per poi imboccare via Libertini e fare ritorno a Porta Napoli. Un pomeriggio che ha lasciato l’amaro in bocca per tutti coloro che hanno visto la città investita da chi (anche se in minoranza rispetto a quelli che hanno sfilato pacificamente), anziché esprimere le proprie idee e il proprio dissenso, ha voluto imporlo tra insulti e slogan che hanno ferito e imbrattato le vie del centro.

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