Agguato sulla litoranea al pakistano: uomini in scooter con pantaloni e maglie lunghe

Poche le indicazioni fornite, ma questo dettaglio significa che, chi ha sparato, intendeva nascondere qualcosa: forse il colore della pelle o magari vistosi tatuaggi. La vittima, però, nel frattempo dimessa, non parla. Fra le piste battute, screzi fra ambulanti o una minaccia estorsiva

PORTO CESAREO – Ramiz Khan, il commerciante ambulante di 26 anni vittima di un agguato in strada che ha quasi dell’incredibile, è spaventato e non parla. Ieri sera è stato dimesso dall’ospedale “San Giuseppe” di Copertino. Lì, c’è finito due volte. La prima, subito dopo il ferimento a colpi di fucile mentre pedalava lungo la provinciale fra Sant’Isidoro e Porto Cesareo. La seconda, nel tardo pomeriggio. Una volta tornato a casa, ha continuato a perdere sangue dalle ferite (per fortuna non particolarmente gravi) ed ha composto il 118. Ne avrà per venti giorni.

Pakistano, sposato, da quattro anni in Italia, è un giovane mite e che non ha mai avuto a che fare con la giustizia. Vive vendendo collane, anelli e bigiotteria in genere nelle località marittime. Che sia proprio l'attività la base da cui partire? I carabinieri della compagnia di Campi Salentina probabilmente non hanno ancora una pista vera e propria, ma solo una serie di ipotesi, più o meno plausibili. La vittima, dal canto suo, non sa darsi una spiegazione per quanto avvenuto, e taglia corto: a suo avviso, potrebbe persino essere stato vittima di uno scambio di persona.

Gli investigatori ritengono però poco credibile l’errore. E stanno sondando il campo in cerca di elementi per avvalorare le varie tesi. Una di queste potrebbe ricondurre a screzi fra ambulanti per la suddivisione del territorio. Spiagge e vie assolate della litoranea jonica, nei mesi estivi, sono una ghiotta occasione per gli ambulanti. Questo non di rado genera tensioni, a volte a veri e propri muro contro muro fra varie etnie, o magari fra italiani e stranieri.

C'è da ricordare, per fare un esempio molto concreto, il tragico precedente di Gallipoli, dove nell'agosto del 2011, il monteronese Sergio Rizzo uccise a colpi di fucile il marocchino Adbellatif El Farissi. Tutto a causa di attriti per la collocazione delle bancarelle nei posti messi a disposizione del mercato. Una vicenda per la quale si è arrivati alla condanna in appello. 

Addirittura, e questa seconda ipotesi rappresenterebbe un fenomeno relativamente nuovo, almeno per il Salento, non si esclude nemmeno del tutto il movente estorsivo, individui che potrebbero pretendere somme per consentire agli ambulanti di praticare una zona, piuttosto che un’altra, e che potrebbero quindi aver mandato un eloquente messaggio di fronte a un ipotetico rifiuto di assecondare le richieste.

Più sfumate altre teorie, come quella della vendetta privata per questioni di natura personale. Come detto, il giovane è schivo e riservato, tutto fuorché un attaccabrighe o un soggetto dal carattere focoso. Ed è anche del tutto estraneo a dinamiche e ambienti criminali che toccano, ad esempio, il traffico di droga.  

C’è un dettaglio, però, sul quale si concentrano in modo particolare le attenzioni dei militari coordinati dal maggiore Nicola Fasciano. I due giovani che ieri si sono avvicinati in scooter a Ramiz Khan e a un altro pakistano, mentre intorno alle 14 pedalavano tranquillamente lungo la provinciale, esplodendo un paio di colpi di fucile contro il primo, oltre a caschi per celare i lineamenti, indossavano maglie con maniche lunghe e pantaloni completi.

E’ uno dei pochi elementi che i carabinieri sono riusciti a carpire interrogando i due amici. Particolari che non passano inosservati, d’altro canto, in piena estate. E allora, cosa intendevano nascondere? Il colore della pelle? O magari vistosi tatuaggi? Questi gli interrogativi in cerca di una risposta.  

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L’episodio, come detto, è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri. E' stato l'uomo seduto alle spalle del conducente dello scooter, armato di un fucile, a premere all'improvviso sul grilletto. Due spari a bruciapelo, con pallini, che hanno centrato la vittima sul lato sinistro del corpo, colpendo avambraccio e gamba. Evidente l'intenzione di ferire e non di uccidere. E tuttavia, s'è comunque rischiato il peggio. 

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