Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

L'ex compagno della nipote fermato per il duplice omicidio di Porto Cesareo

Vincenzo Tarantino, 51enne originario di Manduria, ma residente a Porto Cesareo, è stato arrestato nella notte dai carabinieri del nucleo investigativo. L'uomo è ritenuto autore materiale del duplice omicidio di Luigi Ferrari e Antonella Parente

LECCE – Lo hanno fermato mentre viaggiava a bordo della sua auto, sulla strada che da Porto Cesareo conduce a Torre Lapillo e ad alcune delle spiagge più belle della costa ionica. Procedeva tranquillo, aveva da poco mangiato un panino, come se l’orrore consumato poche ore prima non lo riguardasse, e quei corpi dilaniati da una furia cieca e assassina fossero lontani.

Vincenzo Tarantino, 51enne originario di Manduria (Taranto), ma residente da tempo a Porto Cesareo, è parso ai carabinieri come alienato, perso in un mondo parallelo. Erano le 17 di un pomeriggio afoso. Dal duplice omicidio di Luigi Ferrari, 54 anni e di sua moglie, Antonella Parente, di 55, i coniugi di Porto Cesareo massacrati in casa alle prime luci dell’alba di ieri, erano trascorse solo una manciata di ore. Tante ne sono bastate ai carabinieri del comando provinciale di Lecce, per chiudere il cerchio intorno al presunto assassino.

Un’indagine tanto breve quanto articolata ed efficace, condotta dalla professionalità e dalle capacità investigative del colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo, del capitano Biagio Marro, a capo del Nucleo investigativo (una carriera costellata da una lunga serie di casi di omicidio risolti) e del comandante della compagnia di Campi Salentina, il maggiore Nicola Fasciano, uno degli ufficiali più preparati e competenti.

La scoperta dei corpi

La macchina investigativa, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, si è avviata immediatamente, dopo la tragica scoperta toccata alla figlia della coppia, Alessandra. Ieri mattina avrebbe dovuto accompagnare la madre per un appuntamento di lavoro e si è quindi presentata intorno alle 7,30 presso l’abitazione di via Amerigo Vespucci. Dinanzi ai suoi occhi si è materializzato l’orrore: i corpi dei genitori erano riversi in un lago di sangue, massacrati da una violenza inaudita. Due vite sorprese e spezzate nel sonno, all’interno della propria abitazione, nell’illusoria convinzione di essere al riparo dai pericoli del mondo esterno. Una famiglia normale, che spesso è sinonimo di felicità perché, come ha scritto Tolstoj, tutte le famiglie felici si somigliano fra loro. Ed è nella più pura, disarmante normalità che è maturato un duplice delitto efferato, che mostra la banalità del male. 

Fin dalle prime battute i carabinieri hanno sospettato che fra gli autori materiali di una rapina decisamente anomala per il tragico epilogo, vi potesse essere una persona vicina alla famiglia, ed è soprattutto in questa direzione che si sono sviluppate le indagini.

Quello di Tarantino, del resto, non è certo un volto estraneo per la famiglia Ferrari: è l’ex convivente di una nipote della coppia ferocemente assassinata, con cui aveva avuto screzi e attriti, ritenendo la Parente la causa della fine della relazione con la sua ex compagna.

Oltre a cercare Tarantino, i carabinieri hanno sentito un amico del presunto assassino, che lo aveva ospitato due giorni prima. A lui Tarantino aveva già raccontato di voler effettuare un furto nell’abitazione della coppia, dove nella cassaforte erano custoditi i soldi per le spese relative al matrimonio del figlio.

L'ingresso sulla scena dell'assassino

TARANTINO Vincenzo_1-3Ieri mattina, alle 4,10, il 51enne si è recato dall’amico, invitandolo ad accompagnarlo. Dinanzi al rifiuto dell’uomo, ha deciso di recarsi da solo, portando con sé una scala e gli attrezzi per scassinare la cassaforte, convinto che a quell’ora in casa non ci fosse nessuno. Invece, con ogni probabilità, la coppia è stata svegliata dall’irruzione dell’uomo.

In Tarantino, che in corpo aveva una dose massiccia di cocaina, è scattata una furia omicida: ha aggredito la coppia con uno scalpello e un martello. Poi, terminata la mattanza, con gli stessi oggetti ha scardinato la piccola cassaforte incassata nella parete contenente qualche migliaio di euro, come se nulla fosse.

La fuga è stata resa più complicata dalla caduta della scala, l’uomo ha iniziato a spostarsi all’interno dell’abitazione come un topo in trappola, lasciando una lunga serie di impronte insanguinate. Poi, ha deciso di lasciarsi cadere da un balcone e di fuggire via, fermandosi a una fontana per lavare via parte del sangue. Destinazione, un b&b di Avetrana, dove gli investigatori hanno trovato dei vestiti insanguinati e delle lenzuola macchiate di sangue. Tracce ematiche che saranno ora analizzate dagli esperti del Ris. Nessuna traccia, al momento della cassaforte. Il presunto assassino, secondo quanto riferito degli inquirenti, aveva deciso di trascorrere alcuni giorni in Croazia.

Tarantino, una vita bruciata dall tossicodipendenza

Quella di Tarantino è la storia di una vita bruciata sull’altare della droga e della tossicodipendenza. Di un patrimonio familiare (la famiglia gestiva una cava) dilapidato in pochi anni. Un carattere violento, trasformato dalla cocaina, una furia che si è abbattuta su una coppia di lavoratori, gente stimata e apprezzata. Vittime di un orrore difficile da dimenticare, di corpi massacrati per poche migliaia di euro, destinati alla droga e a una vacanza. Nelle prossime ore il pubblico ministero Giuseppe Capoccia chiederà la convalida del fermo. Pasquale De Monte, l'avvocato investito in prima battuta delle difesa di Tarantino, ha rinunciato da subito all'incarico.

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