Cronaca

Primi riscontri del Ris: è il piede di porco l'arma usata nel duplice omicidio

Importante tassello nell'indagine in cui è accusato di duplice omicidio Vincenzo Tarantino. Usate tecniche comparative per stabilire con certezza che l'oggetto usato per uccidere i coniugi Ferrari è quello reperito nei pressi della loro abitazione. Si è ora in attesa degli esiti sul Dna

LECCE – C’è un nuovo tassello nell’indagine sul duplice omicidio di Porto Cesareo, episodio che ha duramente colpito l’immaginario collettivo per la sua crudezza. I carabinieri oggi non nutrono dubbi sull’arma usata per uccidere i coniugi Luigi Ferrari e Antonella Parente, di 54 e 55 anni: stando ai primi risultati del Ris di Roma, è il piede di porco trovato sul retro della villetta di via Amerigo Vespucci. L’arnese era per terra, accanto a una scala usata per entrare in casa da una finestra. 

Il barbaro assassinio risale alle prime luci dell’alba del 24 giugno. Nelle ore successive, i militari del Nucleo investigativo di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, come noto hanno poi arrestato Vincenzo Tarantino, 51enne nativo di Manduria, ma residente a Porto Cesareo. 

Scoprire l’arma del delitto non è ovviamente un aspetto secondario, perché fino ad oggi si era avuto un quadro fortemente indiziario. Vale a dire che tutte le circostanze e diverse testimonianze hanno condotto quasi subito verso Tarantino, ma fino a oggi mancava la prova principale. 

Ora si è in attesa dell’estrapolazione del Dna, un tipo di accertamento per il quale occorre altro tempo. Da numerosi reperti rilevati dai Sis di Bari e Lecce (i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche) poi sottoposti a perizia, potrebbero emergere anche tracce biologiche dell’uomo che al momento si trova rinchiuso in carcere. 

scala e pdp-2Tecnicamente, il Ris sta procedendo al Dna fingerprinting (comparazione di frammenti di acido deossiribonucleico) e ad analisi chimico–fisiche, da cui poi confrontare i risultati. Fra i vari oggetti dai quali si attendono risposte anche i vestiti e lenzuola macchiate di sangue, ritrovati nel b&b di Avetrana dove il 51enne avrebbe trascorso le ore successive all’omicidio. 

E’ stato il pubblico ministero Giuseppe Capoccia, titolare del fascicolo, a delegare specifiche indagini ai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche capitolino. Ora, dunque, i primi esiti che consentono di infondere ancor più forma e sostanza a quanto già scoperto.

Interessante il metodo d’accertamento. I tecnici della Sezione chimica esplosivi e infiammabili del Ris, infatti, hanno analizzato due piedi di porco e le ossa craniche delle due povere vittime. Il primo attrezzo è quello recuperato durante il sopralluogo della mattina del 24 giugno, sul terreno adiacente all’abitazione; il secondo, simile al primo e dello stesso colore verde, è stato sequestrato presso una ferramenta di Avetrana, nei giorni successivi al crimine, dai carabinieri del Nucleo investigativo.

Per la precisione, i militari, il 2 luglio scorso, si sono recati proprio nel luogo in cui Tarantino, come emerso da alcune testimonianze, la settimana precedente avrebbe acquistato il primo piede di porco. Quel giorno gli investigatori hanno anche acquisito la matrice dello scontrino emesso, con data e orario. 

Ebbene, i tecnici hanno svolto prelievo, analisi e confronto della vernice che riveste il piede di porco trovato la mattina del 24 con le tracce presenti sulle ossa del cranio repertate dal medico legale Roberto Vaglio durante l’autopsia sui corpi delle vittime, effettuata il 26 giugno, con cui si era stabilito come fossero stati inferti una trentina di colpi sull’uomo e una decina sulla moglie, usando un oggetto contundente non meglio specificato. Gli esperti hanno poi svolto accertamenti di tipo chimico per stabilire la compatibilità o meno delle vernici di entrambi gli arnesi, praticamente identici ad occhio, per tipo, lunghezza e colore. 

Il Ris ha prima rilevato che sulle ossa craniche delle vittime erano presenti tracce di una vernice simile a quella del piede di porco trovato nei pressi della scena del crimine. I periti hanno poi concluso con una constatazione: la vernice che riveste il piede di porco trovato nei pressi di casa della coppia, le tracce di colore presenti sulle ossa del cranio e il rivestimento sul piede di porco acquisito in seguito nel negozio di Avetrana, risultano chimicamente indistinguibili tra loro. 

DSC_4179-2Molto particolare e preciso il procedimento che – per gli amanti degli aspetti più tecnici – comporta metodi analitici della micro-spettrofotometria Ft-Ir, della micro-spettrofotometria UV-Vis, dell’analisi colorimetrica, della micro-spettrofotometria Raman e dell’analisi morfo-dimensionale, con osservazione usando strumenti a ottica precalibrata.

Sotto il profilo investigativo si dice in questi casi che è possibile quindi esprimere un giudizio d’identità relativa impropria tra il piede di porco repertato il 24 giugno e il secondo acquisito presso la ferramenta. Si tratta, in sostanza, di articoli provenienti dalla stessa fabbrica e in vendita nello stesso negozio. Quello dove, appunto, si sarebbe recato proprio il presunto omicida.

Quanto al movente, resta quello della prima ora. Tarantino, pregiudicato, nutriva forti contrasti verso la coppia di coniugi, che non avevano mai visto di buon occhio la sua relazione con una loro nipote. Relazione poi, in effetti, conclusa. 

Una volta venuto in qualche modo a sapere che in una piccola cassaforte erano state custodite poche migliaia euro come acconto per preparare il matrimonio di uno dei due figli di Luigi Ferrari e Antonella Parente, Tarantino avrebbe maturato l’idea di compiere un furto nella loro abitazione, mettendone al corrente un amico, che però si sarebbe rifiutato di assecondarlo nell’impresa. 

TARANTINO Vincenzo_1-3-2-2Arrivato quindi presumibilmente da solo alle prime luci dell’alba davanti all’abitazione, con gli arnesi per scassinare la cassaforte, si sarebbe però trovato di fronte proprio i coniugi, svegliati dal rumore.

Può darsi che l’assassino credesse che in casa non ci fosse nessuno, tanto più che Ferrari, proprio quella mattina presto, avrebbe dovuto prendere servizio in qualità di conducente di camion della nettezza urbana: era stato ingaggiato fra il personale stagionale per le pulizie straordinarie di Porto Cesareo e marine. La furia omicida incontrollabile si sarebbe scatenata anche a causa di una massiccia dose di cocaina assunta in precedenza. Dopo il massacro, l’uscita di scena, non senza aver prima comunque scardinato il piccolo forziere per prendere i soldi. 

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