Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Porto Cesareo, nuovo ciclone giudiziario: sindaco, politici e imprenditori indagati

Al centro dell'inchiesta presunti favori al lido Bahia del Sol affinché ottenesse in maniera illecita più autorizzazioni in deroga per feste notturne. Tante le contestazioni di residenti per il rumore molesto. Nei guai anche un guardacoste: avrebbe avvisato il titolare Mangialardo di controlli

Il Comune di Porto Cesareo.

PORTO CESAREO – Deroghe su deroghe per svolgere rumorose feste, con un ricavo notevole e a discapito del sonno dei residenti, che, con i nervi sempre più tesi, più volte negli anni hanno inviato segnalazioni ed esposti manifestando la propria frustrazione alle autorità.

Ed ecco che ora emerge un vero e proprio sistema di legami e conoscenze, stando almeno a quanto contestato dal sostituto procuratore Antonio Negro, volto a favorire l’imprenditore Luca Mangialardo, titolare con la sorella Stefania di uno dei lidi più noti di Porto Cesareo, il “Bhaia del Sol”. Proprio lo stesso stabilimento balneare (che per la precisione sorge nella frazione di Torre Lapillo) già travolto recente da un’ondata in piena di provvedimenti giudiziari, ivi compresi sequestri per abusi edilizi poi comunque sanati.

Il nuovo filone che si è abbattuto in queste ore sul comune rivierasco, proprio a ridosso della notte di San Lorenzo, ancora una volta travolge tutto e tutti, e non solo i due imprenditori (con Luca Mangialardo in particolare che avrebbe preso parte attiva agli illeciti), ma anche il sindaco e persino un militare della guardia costiera gallipolina, al qual è stato contestato un episodio specifico: avrebbe avvisato Mangialardo del suo arrivo per un’ispezione.        

In queste ore sono dunque partititi sei avvisi di conclusioni delle indagini preliminari. Il sindaco Salvatore Albano, il politico cesarino Fernando Antonio Basile (già primo cittadino negli anni ‘80), l’istruttore tecnico e geometra Maurizio D’Andria (dipendente dell’ufficio urbanistica), e i due proprietari del lido Luca e Stefania Mangialardo, sono formalmente accusati di abuso d’ufficio, aggravato dal vantaggio economico che ne avrebbero ottenuto.

Sempre i fratelli Mangialardo, il sindaco Albano e il geometra D’Andria, rispondono anche di concorso in falso ideologico e materiale in atto pubblico. Al militare Stefano Stella, dipendente dalla capitaneria di porto di Gallipoli (per inciso, al momento anche consigliere comunale di maggioranza a Leverano) e al solo Luca Mangialardo, è contestata infine la rivelazione di segreto d’ufficio.

All’origine dell’indagine, dunque, emissioni sonore che avrebbero sforato di parecchio le soglie consentite, con proteste e denunce di privati fin dal 2011 e l’apice delle attività nell’estate del 2012, quando i carabinieri della compagnia di Campi Salentina, coordinati dal maggiore Nicola Fasciano e dal Tenente Giovanni Carlo Porta, effettuarono un blitz in piena regola, con tanto di rilevamenti tecnici. Erano le 3,30 del mattino del 9 agosto di due anni addietro. I militari sequestrarono la strumentazione audio utilizzata, cioè mixer, casse acustiche, riproduttori cd e amplificatori.

bahia-2Peccato veniale, si dirà. In realtà, ben presto dal singolo episodio si sarebbe passati a un’indagine più articolata.

Come detto, infatti, gli esposti di residenti sono stati diversi, nel tempo, tutti lamentando l’impossibilità di riposare per via delle feste con musica a volume alto.

I carabinieri e il pubblico ministero hanno così verificato l’ipotesi principale, e cioè che Luca Mangialardo potesse aver beneficiato di una mole più che sospetta di autorizzazioni in deroga in date anche relativamente ravvicinate. Autorizzazioni, per inciso, che dovrebbero essere solo in via temporanea e ben distanziate nel tempo.

Secondo gli inquirenti, dunque, tutto sarebbe avvenuto in maniera indebita, tramite un giro di conoscenze in cui si sarebbero attivati, di volta in volta, il politico o l’amministratore di turno. I carabinieri della compagnia di Campi sarebbero stati in grado di accertare casi in cui la documentazione sarebbe persino stata prodotta al di fuori degli orari d’ufficio.

Vi è poi, infine, un episodio specifico, ed è quello che tocca il pubblico ufficiale. La guardia costiera svolge, come noto, una serie di controlli nell’Area marina protetta e nei lidi. Durante uno di questi preordinati giri di perlustrazioni, ai primi di luglio del 2011, Stella, sapendo di doversi recare fra l’altro proprio al “Bahia del Sol”, avrebbe contattato Luca Mangialardo per metterlo in guardia, in virtù della loro amicizia. Un episodio particolare, dunque, ma inserito nello stesso provvedimento, quasi a voler sottolineare l’esistenza di un vero e proprio modus agendi, complesso e continuato nel tempo.  

L'amministratrice replica: "Deroghe normali"

"Costrutto palesemente erroneo e frutto di equivoco". Si difende così Stefania Mangialardo, amministratrice del Bahia del Sol. "Le autorizzazioni in deroga riguardavano esclusivamente il superamento dei decibel in specifiche occasioni, ma non influivano sull'apertura e l'esercizio dell'attività di discoteca".

"Per esser chiari - aggiunge -, senza dette autorizzazioni, Bahia del Sol avrebbe comunque potuto svolgere l'attività di discoteca, avendo regolare licenza. Non può omettersi di rilevare un'altra circostanza importante.
Le autorizzazioni in deroga di cui ha goduto Bahia del Sol - sottolinea sono le stesse avute da tutti gli altri operatori commerciali di settore di Porto Cesareo che ne abbiano fatto richiesta. Per cui non si comprende cosa vi sia di irregolare nella propria, del tutto identica alle altre rilasciate ad altre attività".

Altra questione: "Dette autorizzazioni in deroga sono del tutto identiche a quelle rilasciate negli anni precedenti, da tutte le amministrazioni ad ogni attività produttiva che ne avesse fatto richiesta e ne avesse diritto, inoltre si riferiscono a deroghe del 2011/2012 che non hanno  nulla a riguardo con le nuove autorizzazioni".

"Proprio per queste ragioni - conclude -, si ha, come sempre incondizionata fiducia nell'operato dell'autorità giudiziaria e si è certi di chiarire la propria posizione con il magistrato titolare dell'inchiesta. Ed in effetti - conclude -, la perfetta buona fede di chi abbia proposto un'istanza, nell'esercizio della propria attività, secondo una prassi amministrativa consolidata e risalente negli anni, non può essere posta in discussione".

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