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Tutela del mare: due pescatori di ricci multati e una tartaruga salvata

Nell'Amp di Porto Cesareo "pizzicati" soggetti che prelevavano esemplari. A Leuca, intervento tempestivo di una motovedetta

LECCE – Ancora pescatori di frodo di ricci di mare nel mirino della guardia costiera, e sempre nell’Area marina protetta di Porto Cesareo. Ma non solo. I militari sono intervenuti anche a Santa Maria di Leuca, dove una tartaruga caretta-caretta era rimasta intrappolata in alcuni spezzoni di rete, riuscendo a salvarla.    

Quella per la difesa delle specie marine è una vera e propria lotta senza quartiere. E l’Amp di Porto Cesareo, zona protetta per antonomasia, è troppo spesso preda di pescatori in cerca soprattutto di ricci per ottenere guadagni. Ma, sia all’alba di ieri, sia durante quella di oggi, il personale della capitaneria di porto di Gallipoli e dell’ufficio locale marittimo di Torre Cesarea, sono riusciti a bloccane un paio.

ricci 20200717 amp-2Nel primo caso, un pescatore subacqueo professionale, munito di autorespiratore, si era immerso nelle acque della zona C dell’area protetta. La motovedetta intervenuta lo ha sorpreso con circa 300 esemplari. Nel secondo caso, invece, un pescatore sportivo locale, i cui movimenti erano monitorati dal attraverso il sistema di videosorveglianza dell’Area marina protetta, è stato intercettato al momento dello sbarco a terra. Di ricci ne aveva prelevati circa 1.100. In entrambi i casi i ricci sono stati posti sotto sequestro e rigettati in, mare dato che ancora vivi e vitali. I due pescatori sono stati sanzionati per 4.000 euro ciascuno.

Sempre ieri è avvenuto anche il salvataggio della tartaruga. La motovedetta Cp766 di Santa Maria di Leuca, che era già in movimento nelle acque, nell’ambito dell’operazione “Mare sicuro”, è immediatamente intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione di alcuni diportisti che avevano intravisto una caretta-caretta impigliata in alcuni spezzoni di reti da pesca. I militari, dopo averla recuperata, sono riusciti a svincolarla dalle reti e a liberarla in mare, dopo essersi confrontati con il personale del Centro recupero tartarughe marine del Museo di storia naturale di Calimera.

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