L’emergenza non ferma la pesca di frodo, nuovo blitz nell’Amp

All'alba di oggi fermato e sanzionato un leveranese, trovato nella zona protetta di Porto Cesareo con un migliaio di ricci di mare, ancora vivi e per questo tornati in acqua, dopo il sequestro. Il controllo della guardia di finanza

PORTO CESAREO – Nonostante il blitz del 9 aprile scorso, la pesca di frodo di ricci nell’Area marina protetta non si arresta. All’alba di quel giorno, come si ricorderà, erano stati fermati e sanzionati in tre. Si stava avvicinando il periodo di Pasqua e questo era stato, probabilmente, il motivo di tutto quell’interesse nella cattura degli echinodermi da rivendere sottobanco.

Trascorse le feste, però, il fenomeno non è del tutto calato. E lo dimostra quanto avvenuto questa mattina, con un nuovo blitz nelle acque della riserva naturale di Porto Cesareo, zona il cui ecosistema è protetto per antonomasia, eppure, purtroppo, spesso e volentieri violata da soggetti senza scrupoli. Insomma, non bastasse che è un illecito di per sé, nemmeno la concomitante emergenza Covid-19 che limita fortemente gli spostamenti sembra un deterrente efficace, davanti all’idea di un guadagno.  

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Stavolta, gli operatori dell’Area marina protetta hanno coadiuvato i finanzieri della Sezione operativa navale di Gallipoli, reparto dipendente dal Reparto operativo aeronavale di Bari (il 9 aprile, invece, erano intervenuti guardia costiera e carabinieri ). Come sempre, è stato fondamentale l’impiego del sistema di videosorveglianza denominato “Torri vedetta di legalità” in dotazione dell’Amp cesarina.

Alle prime ore del giorno, dunque, la retata (è il caso di dire), con il sequestro di oltre mille ricci di mare e dell’attrezzatura subacquea impiegata. Nei guai è finito un pescatore residente a Leverano. I ricci, che erano ancora in vita, sono tornati subito in mare.

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