Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Porto Miggiano, bocciata per la terza volta la richiesta di dissequestro

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato su dall'avvocato Pietro Quinto su mandato del sindaco, Pasquale Bleve. Lo scorso 20 marzo, gli uomini del corpo forestale dello Stato hanno apposto i sigilli sia all'area a strapiombo sul mare

LECCE – Nuova bocciatura per la richiesta di dissequestro della cala di Porto Miggiano. La Corte di Cassazione, infatti, ha respinto il ricorso presentato su dall’avvocato Pietro Quinto su mandato del sindaco, Pasquale Bleve.

L’avvocato Quinto aveva rappresentato come le esigenze probatorie della consulenza disposta dal pubblico ministero per verificare la corrispondenza delle opere realizzate al progetto di approvazione del Comune (il reato è violazione edilizia e deturpamento delle bellezze panoramiche) non fosse in conflitto con l’utilizzazione di una porzione del compendio ai fini della balneazione. Una tesi respinta dai giudici della Suprema Corte, cha ha condannato il ricorrente a pagare le spese di giudizio

Si tratta del terzo rigetto, dopo quello firmato dai sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro, e dal gip Vincenzo Brancato. Anche in questo caso, come detto l’istanza è stata presentata dall’amministrazione comunale di Santa Cesarea Terme, che aveva deliberato con provvedimento d’urgenza la decisione di impugnare in Cassazione al decisione del gip.

Con la stagione estiva alle porte, infatti, l'amministrazione, aveva chiesto la rimozione parziale dei sigilli all’area, per consentire l’accesso ai bagnanti. Bisognerà attendere il deposito delle nuove consulenze che la Procura ha affidato ai professori Dino Borri (ordinario del dipartimento di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari) e Giuseppe Roberto Tomasicchio (titolare delle cattedre di Idraulica e Costruzioni idrauliche alla facoltà di Ingegneria civile dell’Università del Salento).

Tutto è cominciato quando, lo scorso 20 marzo, gli uomini del corpo forestale dello Stato hanno apposto i sigilli sia all’area a strapiombo sul mare (dove sono in corso alcuni interventi di consolidamento geotecnico), sia alla parte superiore, interessata da lavori di urbanizzazione. La misura è stata disposta ai fini probatori, per accertare la conformità dei lavori della falesia, finanziati con fondi Cipe per un importo di circa tre milioni di euro.

Alcuni sopralluoghi sono stati avviati per verificare se le strutture edificate in zona abbiano contribuito all’erosione della scogliera per poter dare un contorno alla vicenda che ha portato, peraltro, all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati: Salvatore Bleve, dirigente dei lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea e responsabile unico del procedimento, Daniele Serio, direttore dei lavori e Maria Grazia Doriana, amministratore unico della Cem spa, ditta esecutrice dei lavori.

Nella richiesta presentata dal legale del Comune di Santa Cesarea, è stato dimostrato l’avvenuto completamento delle opere e quindi l’impossibilità di alterare lo stato dei luoghi o le indagini in corso. L’istanza, tuttavia, era stata rigettata poiché secondo il giudice i consulenti tecnici nominati hanno il compito di verificare se le opere marittime già realizzate possano essere qualificate come opere di difesa della falesia dalle onde o se, piuttosto, abbiano comportato un’alterazione della scogliera.

NOTA DEL COMITATO CUSTODI DELLA BAIA DI PORTO MIGGIANO

Intanto, il Comitato Custodi della Baia di Porto Miggiano ha inviato una nota dicendosi "consapevole che le sentenze non si commentano, e prende atto del provvedimento con il quale la Cassazione penale ha rigettato il ricorso del Comune". Resta dunque in attesa "di conoscere  le motivazioni di tale decisione e tuttavia auspica che il diritto di effettuare ogni indagine preordinata a verificare la correttezza e conformità a legge dei procedimenti amministrativi posti in essere,  non pregiudichi,  irreparabilmente, l'interesse del territorio e della sua economia ricettiva".

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