“Posso essere indigesto”. Don Antonio Coluccia non arretra di un passo

Voce ferma, il sacerdote di Specchia ha ribadito il suo impegno antimafia a "Storie italiane", su Rai 1. E intanto, aumentano le voci polemiche di chi si chiede perché sia stata revocata la scorta

SPECCHIA – Le indagini sul grave atto intimidatorio ai danni di don Antonio Coluccia vanno avanti senza sosta. In queste ore si sta scandagliando ogni singolo fotogramma dei filmati di videosorveglianza. Considerando la delicatezza della vicenda, i carabinieri della compagnia di Tricase e della stazione di Specchia stanno però mantenendo il massimo riserbo. Trapela ben poco, dunque, se non che le immagini non sembrerebbero di qualità ottimale. Questo non scoraggia comunque gli investigatori dalla possibilità di ricavare indizi utili a identificare gli autori degli spari.

Di sicuro, lui, don Antonio, rimasto giocoforza nel paese natio dopo che l’autovettura Alfa Romeo è stata crivellata di colpi di pistola calibro 9 nella notte fra domenica 16 e ieri, lunedì 17 dicembre (proprio il giorno in cui avrebbe dovuto fare rientro a Roma, dove gestisce l’Opera Don Giustino) non è uomo d’indole tale da indietreggiare di fronte a nulla. E l’ha dimostrato ancora una volta, chiaramente, anche questa mattina, in collegamento telefonico con Eleonora Daniele, che su Rai 1 conduce “Storie italiane”.

"Educo i giovani contro la droga"

5b2066f3fb3bb3bad4755ab45593bef9-3Tono di voce deciso, l’ex operaio diventato sacerdote, che ha fatto della lotta alle mafie la sua ragione di vita, ha chiarito che l’episodio ha riguardato “la macchina con cui giro tutta l’Italia, per fare degli incontri su costituzione e cittadinanza evangelica”. E ha ricordato la sua missione: “Mi impegno educando i giovani e testimoniando che è possibile cambiare”. E’ proprio a loro che ha inteso rivolgersi: “Il mondo della droga li spoglia della loro dignità e gli ruba i sogni. Soprattutto li esorto a non prestare il fianco alle organizzazioni criminali sul territorio: questo lo faccio su tutto il territorio nazionale, dovunque sono, e soprattutto nel Salento, dove ci sono organizzazioni malavitose che cercano di tenere il controllo del territorio”.

Prima degli spari, avvenuti a Specchia, c’era stata un’avvisaglia, uno strano gesto letto inizialmente a fatica, inteso più come un volgare atto vandalico. Sabato era rientrato nel Salento per un incontro sulla legalità a Supersano. Ma all’accoglienza festosa, ha fatto da contraltare uno strano gesto. E’ lo stesso don Antonio a ricordarlo: “Qualcuno sperava, attraverso un atto vile, di ostacolare il mio arrivo in questo territorio. Su un manifesto appeso con la mia foto, mi sono stati coperti gli occhi con una scritta in arabo che ha un significato che può essere buon appetito oppure buono da mangiare”. Ma, come ha già detto quella sera stessa davanti a una platea di giovani, a Supersano, ha ribadito anche in trasmissione la sua risposta di fronte a simili gesti, usando una battuta al vetriolo, carica di significato: “Dico chiaramente che posso essere indigesto”.

Nel pomeriggio, durante il consiglio comunale monotematico convocato a Specchia, è stato annunciata la riattivazione della scorta precedentemente revocata.  

Congedo: "E c'è chi usa scorte come taxi..."

Fino al mattino, erano continuati gli attestati di vicinanza al parroco originario di Specchia. Bipartisan come non mai. Ed erano ritornate anche le lecite domande sul perché gli fosse stata revocata la scorta, verso la fine dell’estate.

Se già ieri la senatrice Teresa Bellanova ha annunciato un’interrogazione per conoscere i motivi di una decisione che ritiene inopportuna, oggi anche Erio Congedo, consigliere e coordinatore regionale Fratelli d'Italia, si dice meravigliato del fatto che “non disponga di forme di protezione, nonostante la lunga scia di episodi vili costituisca un segnale inequivocabile di personaggio a rischio, nel mirino della criminalità, soprattutto se si considera che forme di scorta o di tutela sono invece, in alcuni limitati casi, assegnate a chi le utilizza come status symbol, se non addirittura come taxi personale”. E chiede che “alle doverose parole di vicinanza, seguano per don Antonio adeguate azioni di protezione della sua persona”.

Non da meno Rocco Palese, già deputato di Forza Italia. Che dice: “Il Governo nazionale intervenga subito per ripristinare la scorta a don Antonio Coluccia, prete simbolo della lotta alla criminalità nel Salento. E’ vergognoso non solo che lo Stato si dimostri incapace di garantire l’incolumità di chi ogni giorno combatte la criminalità, ma anche che non ritenga di sottoporre a tutela personalità, come don Antonio, che sono un simbolo per la stragrande maggioranza di cittadini onesti in una comunità come quella salentina afflitta quotidianamente da attentati e atti intimidatori verso pubblici amministratori ed istituzioni”. 

Sulla stessa lunghezza d'onda Franca Giannotti, vicesindaco di Maglie, che, ricordando come non sia certo stata la prima intimidazione contro il sacerdote, sebbene una delle più gravi, ritiene che il suo impegno, noto ed apprezzato in tutta Italia, non passi evidentemente inosservato alla criminalità organizzata. Ecco perché, aggiunge, “andrebbe garantita da parte dello Stato la massima attenzione a tutela della sua sicurezza”.

Minerva a Specchia per il Consiglio comunale

Il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, che annuncia la sua presenza questa sera al Consiglio comunale di Specchia, convocato all’uopo in seduta monotematica per le 18,30, è convinto che “occorre alzare la voce, oggi più che mai, raccontando la bellezza della giustizia e della legalità. A don Antonio la solidarietà mia e della Provincia di Lecce. Non chineremo mai il capo davanti a chi vive nella violenza e nella criminalità”.

“Raccogliendo l'invito di Don Antonio Coluccia, anch'io non voglio scoraggiarmi di fronte all'atto intimidatorio che ha subito la scorsa notte – dichiara il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini – voglio invece mettermi accanto a lui, per supportarne il messaggio di speranza, di solidarietà verso i  meno fortunati, di cammino coraggioso contro le mafie. Nell'attesa che siano chiariti i contorni di quanto accaduto a Specchia e individuati i responsabili, esprimo la mia solidarietà a don Antonio e quanti collaborano con lui nelle scuole e nelle parrocchie”.

“I vili agiscono nell'ombra, gli uomini alla luce del sole”, commenta Donato Carbone, presidente provinciale di Gioventù nazionale, movimento giovanile di Fratelli d'Italia. “Grande rispetto e ammirazione per la sua lotta alla malavita organizzata, lotta che non deve arrestarsi, ora più che mai. Come diceva il grande Paolo Borsellino: Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo. Siamo tutti don Antonio: non ci avete fatto niente”.

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Vicinanza anche da tutta l’amministrazione comunale di Casarano. “Il silenzio è complice di tali atti e di chi li compie. Il gesto intimidatorio subito dà valore all’opera che don Antonio Coluccia quotidianamente compie. Continui nel suo intento, abbiamo bisogno di persone come lui.

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