Poste: muore durante la pausa pranzo, ma il corso va avanti lo stesso

La vicenda stigmatizzata dal sindacato Failp Cisal. "Sono scomparsi i sentimenti di umanità, solidarietà, condivisione?

LECCE – Un uomo esce per una pausa pranzo. Ha una sessantina d’anni, acciacchi importanti che si porta dietro da tempo, come diabete e problemi cardiaci. All’improvviso, la tragedia: mentre si trova in un bar, un infarto. 

La chiamata ai soccorsi, le ambulanze del 118, le teste che si scuotono. Nulla da fare. L’eterno gioco della vita e della morte, la tristezza per una vita persa. Una morte naturale, certo, e una vicenda molto privata, volendo. Se non fosse che in mezzo, fra il prima e dopo, c’è un corso rivolto ai dipendenti. Un corso che non s’è interrotto. Un corso che è andato avanti. 

Francesco Loiola, in servizio presso l’ufficio postale di Lequile, è spirato ieri. E il caso è diventato di dominio pubblico dopo una presa di posizione sulla vicenda che fa da sfondo e contorno, di Otello Petruzzi, segretario provinciale del sindacato Failp Cisal. Lamenta una gestione del caso imbarazzante. 

“Presso i locali della filiale di Poste Italiane Spa di Lecce – ricorda, in una nota stampa -, si è svolto un corso, riservato al personale degli uffici postali della provincia”. “Durante la pausa pranzo è accaduto un fatto tragico: il collega Francesco Loiola, in servizio presso l’ufficio postale di Lequile, è stato colpito da un infarto fulminante ed è deceduto”. Dato che il corso si teneva presso la sede di via Lequile, in pausa l’uomo è andato nella vicina piazzale Rudiae. Da lì, purtroppo, non è più rientrato.  

“Lo sgomento, la costernazione, il dolore di tutti i partecipanti, compresi i docenti, è stato enorme”, spiega ancora Petruzzi. E qui, però, anche il brutto della faccenda. “Nonostante ciò, la burocrazia, il rispetto delle procedure, delle norme, la paura di incorrere in qualche errore, hanno avuto la meglio. Incredibilmente, il corso è continuato. I partecipanti, sicuramente scioccati per la morte del collega e dalla vista di quella sedia vuota, hanno dovuto acriticamente continuare il lavoro. Con quanto profitto non è dato sapere”. 

Non è una storia che finirà in un’aula di tribunale, è ovvio. Non c’è un reato, non c’è qualche mancanza specifica. Semmai, un grottesco eccesso di zelo che ha il sapore di una tragicommedia in puro stile Terry Gilliam, se qualche “accusa”, sul piano strettamente morale, possa essere formulata. 

Una di quelle vicende che obbligano a riflettere sul senso della vita nel mondo contemporaneo che brucia ogni cosa in un battito di ciglia. “Viene spontaneo chiedersi: è possibile che tutto ciò accada?”, si domanda e domanda a tutti Petruzzi. “Davvero sono scomparsi i sentimenti di umanità, solidarietà, condivisione? Siamo diventati tutti senza cuore?” 

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“Come sindacato, come uomini, da cristiani condanniamo con forza quanto è accaduto”, aggiunge, dicendosi vicino ai familiari del collega, condividendo il dolore ed esprimendo condoglianze a nome di Failp Cisal. E concludendo: “Ricordiamo a chi rappresenta Poste Italiane che le persone, i propri dipendenti sono al di sopra di tutto e costituiscono il  migliore patrimonio”. 
 

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