Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Potenza e Giancane, due fatti di sangue legati da un passato criminale

Nocciolina fu arrestato nel 2008 al termine delle complesse indagini per la cattura dei latitanti Montedoro e Potenza

LECCE - Il legame è sottile ma inquietante. C'è un un filo comune tra Augustino Potenza, il 42enne ammazzato da due killer mercoledì pomeriggio nella sua auto a Casarano, e Roberto Giancane, alias Nocciolina, il 43enne ferito gravemente in agguato avvenuto oggi a Copertino. Bisogna fare un salto nel tempo, a circa dieci anni fa. Era il 2006 e da circa un anno e mezzo i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce davano la caccia ai latitanti Tommaso Montedoro e Augustino Potenza. Il primo fu arrestato il 22 febbraio, il secondo il 23 ottobre. Entrambi erano sfuggiti, il 23 luglio del 2005, al blitz antimafia (la cosiddetta operazione Bullone) scaturito dalla dichiarazioni del boss brindisino Vito Di Emidio, divenuto poi collaboratore di giustizia pochi giorni dopo l'arresto.
Dalle indagini per arrivare alla cattura dei latitant,i gli inquirenti svilupparono un nuovo filone investigativo sui presunti fiancheggiatori e sui traffici di droga e auto rubate nelle zone di Casarano, Racale e Matino. Affari illeciti e redditizi, finalizzati ad accumulare denaro contante per i due uomini ritenuti un tempo luogotenti di Bullone. In manette finirono Cosimo Damiano Autunno, 50enne di Matino, l'uomo indicato dai collaboratori di giustizia Pantaleo Remo e Silvano Galati come vicino a Montedoro, tanto da viagguiare a bordo della stessa auto la sera in cui fu arrestato dopo uno spericolato inseguimento. Tra gli arrestati anche Giorgio Manco, 47 anni di Casarano e il marocchino Mohamed Es Sabbar, 44 anni, soprannominato "Simo". In affari con loro, per piazzare droga ed auto rubate, ci sarebbe stato proprio Roberto Giancane.
Un nome il suo noto alle cronache: Nocciolina, infatti, riuscì  miracolosamente a sopravvivere, colpito da numerosi proiettili, a un agguato la mattina del 20 maggio del 2002 davanti alla rivendita di frutta di famiglia a Monteroni. Per quella stessa vicenda, in cui era rimasto invalido,  fu poi condannato per favoreggiamento per non aver collaborato con la magistratura. Nell'agosto del 2011 un nuovo attentato, alcuni colpi furono esplosi contrto la sua abitazione. Nel mezzo un paio di tentitivi di suicidio in carcere e poi un arresto nel 2015 per aver tentato di investire il cugino dopo un litigio.

Nomi, fatti e circostanze che riemergono dal passato. Il crimine, si sa, non dimentica. Oggi un nuovo grave fatto di sangue. A distanza di soli tre giorni dall'omicidio Potenza si torna a sparare, in quella che potrebbe essere una nuova guerra di mala. Perchè, come ha spiegato il procuratore Cataldo Motta, la pax mafiosa è stata interrotta e forse l'ascia di guerra è stata dissoterrata. 
 

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