Cronaca

Precariato, male moderno e onda anomala sulla sanità

Sempre sul piede di guerra gli infermieri precari di Lecce. Accusano la politica di Vendola e annunciano: "Presto un sit-in sotto la Regione Puglia per non cadere nel dimenticatoio"

Il precariato, male tutto moderno, figlio di diversi padri, indice di un Paese allo sbando sociale ed economico, investe come un'onda anomala l'intera società. Il precariato non guarda in faccia nessuno, è ormai un cancro nel tessuto italiano, un cancro che investe soprattutto il tessuto giovanile. Il precariato è premonitore di un avvenire nero per intere generazioni, è la sconfitta della dignità del lavoro. I casi sono centinaia, tutti sono meritevoli di essere ascoltati, tutti dovrebbero essere risolti: ne va della serenità di un'intera nazione. Uno dei tanti, ma che preoccupa in modo particolare per i suoi risvolti particolarmente delicati, visto che riguarda da vicino il sistema sanitario, è quello degli infermieri.

"A chi serve un infermiere precario?", si chiede il coordinamento degli infermieri precari di Lecce, in una battagliera lettera aperta. E giù, un lungo elenco: "All'Ipasvi, perché la sesta sezione della corte suprema di cassazione all'udienza pubblica del 1 aprile 2003 ha pronunciato la seguente sentenza sul ricorso numero registro generale 19975/2002, sancendo la non obbligatorietà dell'iscrizione a chi esercita la professione; ma noi precari siamo costretti a pagare 75 euro se vogliamo lavorare, in quanto sui bandi di concorso e sugli avvisi di incarico è richiesto obbligatoriamente il certificato iscrizione all' Ipasvi". E ancora: "Alle aziende, perché non devono pagare gli scatti di anzianità ed i premi di produttività". E poi: "Ai sindacati, perché possono prendere dai precari iscritti 200 euro all'anno senza sentirsi obbligati a tutelarli, tanto prima o poi vanno a casa: è grazie all'accordo sindacato-azienda se solo gli infermieri precari della ex Asl/Le1 non hanno avuto i 513 euro lordi di premio produttività". Ma anche, dicono: "Ai politici locali, perché inserendo in campagna elettorale le parole chiave 'stabilizzeremo i precari' , si assicurano migliaia di voti. E allo Stato, perché potrà pagarci una pensione da fame".

"Per fortuna al malato non servono i precari - dicono ancora gli esponenti del coordinamento - a lui serve un infermiere ed una sanità che gli permettano di vivere la malattia con dignità. Ma che dire: anche lui, non è che l'ultimo anello della catena. Dai giornali nazionali apprendiamo che è emergenza, gli infermieri sono come mosche bianche, tanto che la ministra onorevole Livia Turco ha consigliato ad una sua nipote di intraprendere questa meravigliosa professione; "L'infermiere, protagonista nella vita" dice lo slogan della ministra. Anche a Lecce siamo considerati degli insetti, da schiacciare però, perché viviamo una situazione paradossale".

"Ci sono 700 posti di infermiere vacanti - spiegano -, tutti coperti da precari storici, e ne mancano almeno ancora 70 solo sull'ospedale "Vito Fazzi". Non si fanno concorsi, le graduatorie di mobilità sono scadute, la finanziaria 2007 sulla stabilizzazione dei precari non si applica e le ferie estive sono alle porte. Senza aggiungere che le aziende sanitarie dovranno cercare nell'mmediato nuovi incarichi per i pronto soccorsi estivi. Qualcuno dice: perché non facciamo uno sciopero? Perché siamo degli "stupidi" responsabili, abbiamo il coltello dalla parte del manico ma non lo usiamo: a rimetterci sarebbero proprio i malati già penalizzati da una sanità che non funziona. Non ci resta che portare avanti con orgoglio e determinazione la lotta contro la precarietà, rivolta alle istituzioni politiche regionali, le quali sembrano aver raggiunto uno status ben consolidato con la politica sindacale avente come unico obbiettivo quello di eludere tutti i lavoratori precari, facendogli immaginare che, un bel giorno, grazie a loro, la precarietà del proprio lavoro finirà".

Ma loro non ci stanno, e dicono: "Non crediamo più a questa sensibilità politica regionale che sembra essersi fermata a quel fatidico giorno in cui l'attuale presidente Nichi Vendola, convincendo l'elettorato dei suoi buoni propositi e sani principi, ha dichiarato apertamente che se fosse divenuto presidente della Regione Puglia il problema precariato sarebbe rimasto solo un brutto ricordo. Noi lo ricordiamo ancora bene, ma forse per qualcun altro erano solo dichiarazioni buttate lì e dovute al periodo pre-elettorale".

"A distanza di 5 mesi dall'approvazione della finanziaria 2007 a tutt'oggi, la maggioranza politica regionale sembra non uscirsene fuori dai numeri o dalla proposta di emendamenti alquanto provvisori per trovare la soluzione per i lavoratori precari", dicono ancora. "Forse non hanno ancora preso atto dei contenuti dell'attuale finanziaria? O forse sono troppo impegnati a far quadrare gli interessi di più "specie" presenti in Regione?" La soluzione è sotto i loro occhi, ma sembra che siano accecati da una spassionata indifferenza politica tanto da prendere tutto il tempo possibile (dopo pausa estiva) a rimettersi a tavolino e discutere con la solita combriccola sindacale per come e per quando e se ci sarà. Non rendendosi conto che in primo luogo è sempre l'ammalato che paga di tasca propria e che vede venir meno il diritto del riconoscimento di un'assistenza continuativa e consolidata".


In definitiva, si chiedono:"Perché solo gli infermieri precari della ex Le/1 sono stati esclusi dal premio di produttività? Perché, se è vero che vogliono applicare la finanziaria sulla stabilizzazione dei precari, permettono alla Asl di Foggia di bandire (nel maggio scorso) un concorso per 160 infermieri ? Perché hanno prorogato, con l'approvazione del Bilancio regionale, i nostri incarichi sino al 31 dicembre 2007? Se hanno nell'immediato certezza su cosa fare, tutto questo tempo a che cosa serve, se non ha protrarre i tempi e procurare ulteriori disservizi a scapito delle sofferenze e sui diritti del malato? Per tutto questo - concludono - gli stessi infermieri precari insieme con le altre figure sanitarie precarie insisteranno perché tutto ciò non cada nel dimenticatoio organizzando quanto prima un sit-in di protesta permanente presso la sede della Regione Puglia e coinvolgendo tutto il personale delle Ausl pugliesi".

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