Prescrizione, il presidente di Camere penali ai parlamentari: “Dovete metterci la faccia”

L’invito dell’avvocato Francesco Vergine ai nostri rappresentanti politici a partecipare alla prossima manifestazione per rispondere delle loro scelte alla cittadinanza. Prosegue la battaglia degli avvocati contro la riforma

LECCE - Hanno scioperato, hanno disertato la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario e ora i penalisti leccesi lanciano un messaggio che ha il sapore di una sfida: “Invitiamo i rappresentanti locali che siedono in Parlamento a partecipare alla prossima manifestazione perché mettano la faccia sulle loro scelte riguardo la riforma sulla prescrizione, così i cittadini saranno adeguatamente informati del loro operato quando poi andranno a votare”. La voce è quella del presidente della Camera penale di Lecce Francesco Vergine e si diffonde con forza e determinazione, seppur da uno spazio piccolo, l’aula degli avvocati nel Palazzo di giustizia di viale Michele de Pietro. Qui, a sostenerlo, ci sono i componenti della giunta locale dell’Associazione e il rappresentante del direttivo nazionale Ubaldo Macrì, l’Ordine degli avvocati di Lecce, con il presidente Antonio De Mauro, e numerosi colleghi. In coro, tutti insieme hanno ribadito la necessità e il dovere di proseguire nella battaglia contro una legge ritenuta “un attentato allo stato di diritto proprio da parte di chi avrebbe dovuto proteggerlo”. E di questa morte riferiscono i manifesti (in foto) appesi nell’aula dove, in mattinata, si è tenuto l’incontro con la stampa locale. il manifesto-3-3

“Prima avevamo un malato terminale, il processo, ma oggi l’hanno reso un cadavere”, ha tuonato l’avvocato Vergine.

Sul campo, dove sono scesi proprio per proteggere i cittadini, gli avvocati si sentono soli, un po’ meno adesso che hanno ottenuto anche il sostegno di molti magistrati, non solo in casa (dove i rapporti sono stati definiti “virtuosi”), ma in tutta Italia. Ed è proprio alla cittadinanza che le toghe si rivolgono, richiamando poi la responsabilità di deputati e senatori, e i rappresentanti regionali dei partiti: “Il nostro principale interesse è tutelare le persone da un sistema in cui un imputato rischia di essere tale per tutta la vita e la vittima di un reato non venga mai risarcita. E’ evidente che l’abolizione della prescrizione, l’unico baluardo con cui ci si poteva confrontare al fine di contenere i tempi, è venuto meno, e i tempi si dilateranno senza fine con l’ulteriore effetto di un incremento dei ricorsi. Quindi una macchina che già era ingolfata, oggi è destinata ad arenarsi”. Insomma, la risposta della giustizia era appannata ieri, adesso non esisterà più”.

“Che senso ha assumere una sentenza di condanna definitiva a distanza di dodici, quindici anni dal fatto? Non dimentichiamo che la norma sulla prescrizione arriva dopo che nel corso degli anni si è criminalizzato il processo pendente: un imprenditore solo perché ha un procedimento in corso va in contro alla morte civile, non potendo partecipare ad appalti; un dipendente pubblico avrà problemi col lavoro; un giovane non potrà partecipare a concorsi pubblici”, ha dichiarato Vergine.

Ha preso la parola anche l’avvocato Luigi Corvaglia, già consigliere dell’Ordine, per sottolineare come la politica non abbia prestato attenzione a due aspetti: il primo riguarda il giudizio di primo grado che non sarà favorito nella celebrazione dal fatto che sia stata abolita la prescrizione dopo la sentenza. “Quei termini di prescrizione sono notevoli”, ha spiegato il legale, portando come esempio quelli previsti per l’omicidio colposo (che prevede pene fino a 18 anni) di 22 anni e 6 mesi: “Il processo per una persona coinvolta in un incidente stradale può durare tanto e a questi tempi si aggiungerebbero poi, dopo la sentenza, quelli legati all’eliminazione dell’istituto”.

Secondo il penalista, il secondo aspetto è la certezza della pena: “Se l’intenzione del legislatore era questa, il risultato sarà opposto perché con il nuovo sistema non ci sarà mai una sentenza definitiva, a causa della dilatazione ei tempi, e quindi non ci sarà mai un’esecuzione”.

Il legale ha poi posto all’attenzione di Camere penali una questione: “Abbiamo già un grado di processo abolito che è quello del ricorso per Cassazione. Ormai l’80 percento dei ricorsi vengono dichiarati inammissibili per comodità, creando problemi ai cittadini e agli stessi avvocati”.

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