Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Otranto

PRESENTATO IL GAL: ma CHE FINE HA FATTO IL DISTREtto?

Otranto: presentato il Gruppo di Azione Locale, per un sistema integrato di pubblico e privato e per sfruttare i fondi strutturali. Ma Ma sei mesi fa era stato approvato il Distretto Salento Orientale

Nei giorni scorsi, nella sala Triangolare del castello di Otranto, si è svolto un incontro sulla possibile creazione del Gal (Gruppo Azione Locale) nel Salento sud-orientale: trattasi dell'ipotesi di una società consortile composta da soggetti pubblici e privati, che si costituisce per promuovere lo sviluppo sostenibile e integrato del territorio di riferimento, con l'obiettivo di accompagnare lo sviluppo delle zone rurali, stimolando il mantenimento e lo sviluppo di nuove attività, la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali locali, il miglioramento della qualità della vita, la cooperazione tra territori, anche attraverso la costituzione di reti per la divulgazione delle esperienze. Un'idea, dunque, di sistema pubblico e di partner privati, che punta ad una strategia di sviluppo integrata, che sappia accedere ai fondi strutturali Ue 2007-2013. E fin qui non ci piove.

Il problema si pone se si procede a ritroso nel tempo (neanche poi troppo a ritroso) e si scopre che neanche sei mesi fa, a novembre, nello stesso luogo e con molti degli stessi attori, si era presentato il progetto di un Distretto turistico, culturale ed agro ambientale del "Salento Orientale", nato al fine di ottimizzare la programmazione dei fondi strutturali 2007-2013. Il distretto può essere definito come "una filiera produttiva per attività collegate ed integrate, con il coinvolgimento delle istituzioni operanti nei suddetti ambiti, in quanto espressione della capacità del sistema di imprese e delle istituzioni locali di sviluppare una progettualità strategica comune, che si esprime in un programma per lo sviluppo, in conformità agli strumenti legislativi e programmatori regionali, e che può assumere la configurazione di reti di imprese, legate per tipo di specializzazione (filiere produttive), per attività collegate ed integrate, appartenenti ad uno o più ambiti territoriali anche non confinanti tra loro, attraverso anche nuove forme di integrazione orizzontale tra più filiere, tra loro diverse e apparentemente lontane, ma caratterizzate da forti e spesso poco visibili complementarità nelle loro strategie di produzione di innovazione".

In buona sostanza, il modello di distretto del "Salento Orientale", nasce sulla necessità di fare sistema attraverso una integrazione complessa tra una diversi attori quali la pubblica amministrazione, l'imprenditorialità, il sistema formativo e l'università, gli operatori culturali e la società civile. Anche agli osservatori meno acuti non sfugge la somiglianza dei modelli del Gal e del distretto "Salento Orientale": nulla da eccepire se i due progetti fossero uno la naturale continuazione dell'altro. Il problema è che per l'appunto non lo sono. E allora occorrerebbe capire come mai due progetti analoghi (per non dire speculari) si ritrovino proposti a distanza di poco tempo uno dall'altro senza specificare, tra l'altro, le eventuali differenze. Sarebbe logico spiegare perché due progetti che perseguono lo stesso obiettivo, la stessa modalità e lo stesso modello non coesistono, ma quasi sembrano destinati ad entrare in competizione.

Sarebbe naturale far capire perché il distretto "Salento Orientale" sei mesi fa andava bene e oggi, invece, non più. Di certo, tra il Gal e il distretto, anche solo razionalmente, uno dei due deve essere meno preferibile dell'altro: e se a soccombere deve essere il Distretto, bisogna capire come mai lo si è accettato, discusso, si è fatto organizzare un comitato promotore e lo si è portato in consiglio comunale come un'opportunità "vitale" per il settore attività produttive locali; se per caso, invece, il Gal fosse solo un restyling del Distretto risulterebbe alquanto difficile capirne la consistenza. Che ci si trovi davanti ad un altro caso tipicamente italiano, pasticciato e confuso? E, come in una celebre espressione di un eminente senatore a vita, è forse il caso di dire che "a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca".

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