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“Presi a botte dal patrigno”, disposto l’ascolto dei fratellini

Saranno sentiti in sede di incidente probatorio i bambini che avrebbero subito angherie da parte del compagno della madre, senza che questa intervenisse in loro difesa. Lo ha deciso oggi il giudice Tosi

LECCE - Dalle minacce verbali alle punizioni fisiche che nella migliore delle ipotesi consistevano nello stare seduti immobili sul divano per tutta la giornata con la possibilità di muoversi solo per mangiare o  andare in bagno e, nella peggiore, nell’essere presi a calci e a schiaffi, o sculacciati con un battipanni, o nel perdere il fiato quando, costretti a distendersi sul pavimento in posizione supina, venivano schiacciati dal peso delle sue ginocchia sul torace. Sono queste alcune delle esperienze che due fratelli, minorenni, avrebbero vissuto in casa col compagno della madre, senza che questa muovesse un dito per proteggerli.

In un’occasione, uno dei figli della donna sarebbe stato appeso alla maniglia della porta con una corda legata al braccio, riportando lesioni ritenute guaribili in cinque giorni. 

Racconta questo l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Carmen Ruggiero giunta oggi all’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio formulata nei riguardi della coppia (difesa dall’avvocato Benedetta Frezza), accusata di maltrattamenti e lesioni.

Starà al giudice Sergio Tosi decidere se mandare a processo madre e patrigno, ma solo all’esito dell’incidente probatorio finalizzato all’ascolto dei bambini e al risultato della perizia psicodiagnostica che sarà affidata allo psichiatra Massimo Viola e alla psicologa Silvia Olive, nella successiva udienza fissata per marzo.  

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