Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Pressioni della Scu nell'elezione del presidente, ascoltati funzionari della Bcc Terra d'Otranto

Saranno ascoltati dai carabinieri di Campi Salentina alcuni funzionari della Banca di credito cooperativo di Terra D'Otranto. Il sospetto degli inquirenti è che vi siano state presunte irregolarità nnell'elezione del presidente. Alcuni soci avrebbero subìto pressioni da persone vicine al clan Tornese di Monteroni

LECCE – L’ombra lunga della Scu sul rinnovo delle cariche sociali del Banca di credito cooperativo di Terra D'Otranto. E’ questo il sospetto al centro dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero. Un’inchiesta tanto complessa quanto articolata, che ruota attorno alla conferma (avvenuta il 4 maggio scorso), nella carica di presidente, di Dino Mazzotta, 39 anni, uno dei rampolli dell’economia salentina.

L’ipotesi è che la rielezione di Mazzotta sia stata “condizionata e agevolata” attraverso due personaggi legati alla criminalità organizzata e in particolare al clan Tornese di Monteroni. Tesi che potrebbero essere avvalorate o confutate dall’ascolto di alcuni funzionari della banca, che saranno sentiti oggi dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, guidata dal maggiore Nicola Fasciano.

Ieri i carabinieri del Ros, il Reparto operativo speciale dell’Arma, comandati dal colonnello Paolo Vincenzoni, ufficiale di grande esperienza nella lotta alla criminalità organizzata, hanno eseguito (con i colleghi di Campi) acquisizioni e perquisizioni nelle sedi dell’istituto di credito, a Lecce e a Carmiano. In particolare è stata acquisita “la documentazione inerente balla convocazione dell’assemblea per le elezioni del nuovo consiglio di amministrazione della banca e quella inerente alle operazioni di voto, nonché i computers utilizzati”. Il materiale acquisito, circa dieci pc e un voluminoso faldone, sono ora al vaglio degli inquirenti. Un’analisi attenta e scrupolosa che va a incastrarsi con gli elementi già in possesso agli investigatori. Il pm Carmen Ruggiero, magistrato esperto e competente, sta incasellando, pezzo dopo pezzo, i vari frammenti di un mosaico che potrebbe svelare i contorni di una zona grigia a cavallo tra finanza e criminalità.

Il blitz di ieri, del resto, è solo il primo atto pubblico di un’inchiesta che, seppur in itinere, si basa già su due pilastri importanti. Innanzitutto un esposto presentato alla Dda di Lecce dopo la riconferma del presidente uscente, Dino Mazzotta (fratello del primo cittadino carmianese, Giancarlo Mazzotta). Una conferma avvenuta in una sorta di plebiscito, con 1147 voti a favore di Mazzotta e 525 per lo sfidante Giulio Ferreri Caputi. Qualcuno, dunque, ha esposto il dubbio che possano essere state esercitate pressioni per favorire la lista della presidenza uscente. L’inchiesta, però, si è incrociata con un’altra, quella sugli attentati al sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano, e all’ingegnere Cataldo Basile. I riscontri investigativi, su cui vige il massimo riserbo, avrebbero fatto emergere elementi tali da emettere un decreto di sequestro.

Il minimo comun denominatore tra le due indagini dovrebbe essere rappresentato dalla presenza di due indagati, uomini già condannati per associazione mafiosa e ritenuti vicini al clan Tornese. L’ipotesi di reato per cui sono scaturite le perquisizioni è tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il sospetto è che gli indagati abbia “convinto” molti soci a votare per il candidato vittorioso, attraverso pressioni e intimidazioni più o meno velate. Saranno le indagini a stabilire se davvero ci siano state ingerenze di uomini della Scu nell’elezione e, soprattutto, perché lo abbiano fatto. Gli investigatori vogliono scoprire quale sia stato il presunto prezzo da pagare per una raccolta voti dal sapore illecito.

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