Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

"Pressioni" per un concorso? L'ex rettore Laforgia sarà giudicato in abbreviato

L'ex rettore Domenico Laforgia sarà giudicato in abbreviato per il presunto tentato abuso d'ufficio e minaccia al suo successore Vincenzo Zara

LECCE – L'ex rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia, 64enne di Bari, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato nell'ambito dell'inchiesta per il presunto tentato abuso di ufficio e per minaccia al suo successore Vincenzo Zara. L’udienza è stata fissata al prossimo 12 ottobre dinanzi al gup Carlo Cazzella, che dovrà anche valutare il corposo memoriale depositato dai legali dell’ingegnere barese, gli avvocati Viola Messa e Michele Laforgia.

Secondo l’ipotesi accusatoria l'ex rettore cercò di fare pressioni sul suo successore per impedirgli di verificare la legittimità del bando per la nomina a professore di seconda fascia indetto dal Dipartimento di ingegneria dell'innovazione, così da avvantaggiare alcuni candidati provenienti dall'Università del Salento. Sono due le e-mail inviate da Laforgia a Zara, la sera del 7 agosto scorso, che hanno alimentato questo sospetto.

Nella prima delle 19.42, in un passaggio si legge: “Qualunque ingerenza su concorsi aperti può configurarsi come turbativa di concorso, che è un reato penale, e qualsiasi azione intrapresa che danneggi i concorrenti potrebbe essere denunciata come abuso di ufficio”. Il secondo messaggio di posta elettronica delle 23.24, invece, concludeva con un “ultimo consiglio” che lo stesso Laforgia riconosceva come “non richiesto”: “Evita di ricevere candidati (potenziali) a procedure concorsuali interne, chiunque Ti chieda di incontrarli, perché sono portatori di interessi personali”.

Proprio la mattina del 7 agosto il rettore aveva incontrato uno dei candidati che gli aveva prospettato dubbi sulla legittimità del bando e per questo aveva inviato una lettera al direttore del Dipartimento di ingegneria dell'innovazione, e per conoscenza anche agli altri direttori di Dipartimento, con la quale sollecitava “una verifica dettagliata di tutti i profili e le relative funzioni scientifiche afferenti ai quattro concorsi”. Secondo la ricostruzione dell'accusa, quindi, Laforgia senza averne titolo sarebbe intervenuto per impedire a Zara di svolgere controlli. Fu proprio Zara a chiedere, con un esposto, al procuratore Motta se nella vicenda ci fossero profili di natura penale.

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