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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Pressioni sui sindacalisti, arriva la prescrizione per l’ex direttore dell’Unisalento

Il tempo ha “annullato” l’accusa nei riguardi di Emilio Miccolis e la sentenza nel processo d’appello è stata di non luogo a procedere. In primo grado, fu condannato a un anno e tre mesi

LECCE - Annullata la condanna a un anno e tre mesi nei confronti di Emilio Miccolis, ex direttore generale dell'università del Salento, accusato di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità nell’ambito di una delle inchieste sulla gestione dell’Ateneo salentino, coordinata dal pubblico ministero Paola Guglielmi.

Nel “secondo” processo la Corte d’appello di Lecce (presieduta dal giudice Vincenzo Scardia) ha preso atto che il reato è andato in prescrizione, emettendo una sentenza di non luogo a procedere. Si chiude così la vicenda iniziata nel 2012, con gli esposti presentati in Procura dai sindacalisti Manfredi De Pascalis della Cgil e Tiziano Margiotta della Uil, che rimisero nelle mani dei magistrati documenti e registrazioni audio dei colloqui avuti con l’ex direttore (ora in servizio a Bari).

Dei file “incriminati”, sarebbe emerso che questo, abusando del suo ruolo di braccio destro dell’allora Rettore Domenico Laforgia, avrebbe cercato di “ammorbidire”, se non addirittura “imbavagliare” i suoi interlocutori, offrendo in cambio una fiorente carriera e lauti stipendi.

A De Pascalis, rivolse frasi del tipo: “Devi fare il sindacalista moderato”, “dobbiamo fare un patto perché devo governare”; “tu hai una possibilità vera di crescere”, “se lasci il sindacato ti faccio direttore vicario”. Questi invece alcuni degli stralci del discorso a Margiotta: “Il tuo obiettivo è la progressione di carriera... non vuoi 12.912 euro in più all’anno come contraltare alla tua fedeltà?”; “Entrerai a far parte degli studi di progettazione, stanno arrivando soldi a palate”, “tu andrai a fare il tecnico, quella struttura gestirà 120 milioni di euro, però devi modificare la tua capacità di scrivere cose negative in cose positive”. E ancora: “Cosa fece il signore? Fece ammazzare l’agnello più buono, per il figlio che era ritornato dal padre. Tu, nel momento in cui farai l’atto di fedeltà a me, crescerai”.

Durante le indagini, Micollis che ha sempre negato le accuse, finì ai domiciliari per due mesi e mezzo.

Era difeso dagli avvocati Viola Messa e Daniele Montinaro.

I sindacalisti invece erano assistiti dagli avvocati Benedetto Schippa e Marcello Petrelli.

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